Effetto Hormuz: voli ridotti e prezzi alle stelle, l’estate è a rischio

Dopo i timori per la sicurezza ora spuntano anche quelli per i costi dei viaggi in zone considerate non a rischio. Gli attacchi all’Iran e il blocco di Hormuz si ripercuotono non solo sul costo dell’energia – ben più grave ovviamente –, ma anche sulle vacanze e i ricongiungimenti familiari degli italiani.
All’orizzonte
Meno voli, meno tratte e tutto a prezzi più alti. Pare essere questa la situazione che si delinea in vista dell’estate.
Molte compagnie aeree stanno modificando il proprio piano di voli prevedendo di andare incontro, se la crisi in Iran – arrivata alla quarta settimana – continuerà, ad una carenza di carburante. Intanto le compagnie aeree del Golfo hanno già ridotto significativamente i voli, questo perché gli aeroporti degli Emirati, Dubai e del Qatar, prima strategici, in questo momento sono considerati a rischio e, quindi, evitati.
Qualche giorno fa è stato il Financial Times a raccogliere le dichiarazioni di manager e dirigenti del settore, e pare che le tratte più a rischio, se la crisi di Hormuz non cesserà, saranno quelle da e verso l’Asia. Oltre all’approvvigionamento, di conseguenza, ci sarà anche il problema del costo che inevitabilmente salirà.

Dopo l’attacco
Subito dopo il bombardamento di Usa e Israele, gli operatori hanno dovuto gestire il rientro di coloro che si trovavano all’estero e avrebbero dovuto far scalo nel Golfo Persico: «La situazione è tuttora bloccata – dice Andrea Giuradei manager e responsabile dei viaggi di gruppo de "Il viaggio che ti manca" – tutte le compagnie si sono riempite ed era difficile trovare un volo. Noi avevamo un gruppo di 26 persone a Phuket in Thailandia che avrebbe dovuto rientrare il 10 marzo passando da Doha. Abbiamo esteso il soggiorno in Thailandia, poi li abbiamo fatti volare a Bangkok, da dove c’erano più possibilità per ripartire, da qui sono arrivati a Manchester e, infine, a Milano. Sono arrivati a casa il 15 marzo, con 5 giorni di ritardo. E devo dire che è anche andata bene dato che tanti turisti sono rimasti lì in attesa che si liberassero dei posti».
«Il viaggio che ti manca», opera da 16 anni sul territorio gestendo, prima da Iseo e ora dalla sede operativa di via Milano, in città, 130 viaggi di gruppo all’anno, 55 partenze per viaggi fotografici e tanti altri tour individuali, e questo fa la differenza: «La nostra abilità in questo caso è stata avere gli strumenti per capire le alternative praticabili».
Le partenze
Andiamo con ordine e cominciamo proprio da queste ultime settimane: «Dopo l’attacco – spiega Giuradei – sono calate le richieste di prenotazione. Alcuni sono preoccupati all’idea di mettersi su un aereo, ci chiamano per chiedere anche se sono confermati viaggi in Marocco o in Armenia, altri decidono di partire per viaggi già prenotati, ma chiedono di evitare scali negli aeroporti del Golfo. I danni sono enormi perché erano collegamenti strategici. Ora si tende a volare di più con compagnie europee: Ita, Air France, Lufthansa e Air China stanno raccogliendo le preferenze dei viaggiatori».
Sulle disdette aggiunge: «Abbiamo dovuto cancellare un viaggio di gruppo a Dubai che avrebbe dovuto partire il 22 marzo e abbiamo rimborsato i clienti. Resta invece confermata la partenza di aprile per l’Australia, ma stiamo cercando di cambiare lo scalo a Doha».
Insomma molti stanno temporeggiando rimandando le prenotazioni, «ma non c’è nessun tracollo, è fisiologico il calo in casi come questo».
Per quanto riguarda i costi «le compagnie stanno cominciando a pensare di tagliare i voli e il rischio di un aumento dei prezzi c’è anche se spero non succederà – dice –, ma è verosimile dato che le compagnie come Emirates e Qatar sono ferme, stanno rimborsando o riprogrammando i voli, questo porterà ad un certo punto ad una maggiore richiesta e, quindi, a dover soddisfarla. Questo farà lievitare i costi».
E senza contare il costo o la reperibilità del carburante.
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