Cronaca

Distretto innovazione, Carrozza: «Brescia può competere nel mondo»

Intervista alla presidente del Brescia innovation district: «Il sistema industriale è molto produttivo e anche quello universitario è molto ben posizionato»
Carlo Muzzi

Carlo Muzzi

Vicedirettore

La presidente del Bind, Maria Chiara Carrozza
La presidente del Bind, Maria Chiara Carrozza

Il Distretto dell’innovazione di Brescia prende forma. Un pezzo alla volta, a partire dalla governance: alla guida della Fondazione e del Cda è stata scelta la fisica Maria Chiara Carrozza, già ministra dell’Istruzione e ed ex presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr).

Professoressa Carrozza, come si fa a essere competitivi in Europa? E come può un sistema come Brescia diventarlo, visto che non si confronta solo con l’Italia, ma anche con altri territori europei?

Allora, io rovescerei la prospettiva, nel senso che penso che Brescia abbia già dimostrato di essere molto competitiva, perché il suo sistema industriale è molto produttivo e il sistema universitario è anch’esso molto ben posizionato. Quindi il punto non è tanto la competitività verso l’Europa, ma quella dell’Europa verso il resto del mondo. E Brescia può essere un distretto di innovazione importante, che consente all’Europa di giocare il suo ruolo nel mondo.

Innovazione: è quasi una parola magica. Una sorta di talismano di ogni nuovo progetto. Cosa vuol dire fare innovazione oggi?

Innovare, secondo me, oggi significa saper adottare le tecnologie necessarie, saper cogliere le potenzialità tecnologiche che ci sono: dall’intelligenza artificiale alla robotica, dal quantum alle tecnologie in agricoltura, per essere più produttivi. Significa quindi sfruttare meglio il proprio tempo e le proprie risorse, per poter essere competitivi anche sui mercati internazionali. Il punto vero, dunque, non è tanto adottare la tecnologia perché lo si deve fare, ma cercare di aumentare una cosa nella quale, purtroppo, l’Italia non è tanto forte: la produttività.

Loading video...
Brescia Innovation District: ecco il cda della Fondazione

Come può essere davvero virtuoso un rapporto tra imprese e istituzioni? A volte si ha l’impressione che ci sia il rischio di un cortocircuito tra pubblico e settore privato.

Io penso che, tradizionalmente, nella mia carriera, essendomi sempre occupata di ingegneria e di neurorobotica, non ho mai visto in contrapposizione la missione universitaria e quella industriale. Anzi, è ovvio che gli enti pubblici abbiano come interesse il valore pubblico. Però uno dei capisaldi del valore pubblico è la capacità produttiva, sono i posti di lavoro, è il benessere collettivo. Se non ci sono un’industria e un mondo dei servizi competitivi, ovviamente non si genera valore pubblico, perché non c’è altro modo: insomma, da qualche parte il valore deve venire. Quindi non vedo pubblico e privato in contrapposizione. Del resto, ho studiato e lavorato per tutta la vita sulle partnership pubblico-private; le ho anche monitorate e valutate per la Commissione europea. Per me, quindi, è proprio la sfida di applicare quello che ho studiato.

Capitolo intelligenza artificiale. Ci sono grandi dibattiti, a tutti i livelli, anche sulle diverse impostazioni: c’è quella europea, quella americana e quella cinese. Chi è critico con l’Europa dice che noi limitiamo l’intelligenza artificiale e che, rispetto agli altri, non ci siamo. Quando si vuole criticare l’Europa, si chiede provocatoriamente: «Quanti brevetti ci sono nell’intelligenza artificiale? Zero, perché li fanno tutti i cinesi». Cosa pensa di questo?

Penso che, ovviamente, l’Europa abbia le sue fragilità e noi siamo qui per recuperare terreno, quindi anche per capire quali siano stati i problemi del passato. Sicuramente, sul versante dell’innovazione, abbiamo perso posizioni sia per numero di brevetti, sia per capacità di scale-up delle iniziative, sia nel campo dell’intelligenza artificiale, nel senso che non abbiamo grandi imprese europee. Dobbiamo quindi lavorare per aggregare i soggetti, e la forza c’è. Ci sono ambiti come la cybersecurity, la physical AI e la robotica nei quali possiamo essere molto competitivi, perché rientrano nelle nostre potenzialità tecnologiche. Dobbiamo evitare di regolare senza investire, perché questo è il problema, e dobbiamo aumentare l’investimento in ricerca rispetto al Pil. In un certo senso, quindi, la Fondazione Bind è uno strumento di investimento in ricerca e innovazione, ovviamente orientato a una maggiore competitività del territorio bresciano.

A Brescia verrà con una certa frequenza?

Sì. Mi hanno chiamata e io vengo. Sono sempre andata dove dovevo andare, nel senso che non sono una persona che pensa di poter lavorare soltanto, come dire, in modo virtuale. Ovviamente ci saranno attori locali e persone di questo territorio che dovranno lavorare tantissimo, ma soprattutto all’inizio sarò presente.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Economia & Lavoro

Storie e notizie di aziende, startup, imprese, ma anche di lavoro e opportunità di impiego a Brescia e dintorni.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Rivista BiesseRivista Biesse

Nel numero di luglio e agosto, in primo piano, la strada per salire in Maddalena.

SCOPRI DI PIÙ
Genius. 100 idee per essere feliciGenius. 100 idee per essere felici

Spunti e suggerimenti pratici ispirati a filosofi antichi e studiosi contemporanei.

SCOPRI DI PIÙ
SponsorizzatoIl tuo quotidiano ti segue ovunque, anche in vacanzaIl tuo quotidiano ti segue ovunque, anche in vacanza

Con GdB Replica + Tablet hai l’edizione digitale del Giornale di Brescia e un tablet Samsung Galaxy o Apple iPad incluso. Una formula a noleggio comoda e senza pensieri per restare sempre aggiornati.