Depuratore del Garda: 19 anni dopo, a che punto è il progetto

La prima ipotesi legata al depuratore del Garda risale al 2007, con uno studio Ato che individua Lonato come possibile sede. Ma nei dieci anni successivi il tema resta in secondo piano: si interviene sulla manutenzione dell’esistente, mancano fondi e una linea politica condivisa. Nel 2017 un’intesa tra Ministero, Regione e Ato riporta il progetto in agenda: la sponda bresciana dovrà dotarsi di un proprio sistema di depurazione, autonomo da quello veneto.
Il progetto e le proteste
L’Università di Brescia riceve l’incarico di individuare il sito più adatto e nel 2019 viene redatto un primo progetto di fattibilità. La soluzione individuata prevede due impianti, a Gavardo e Montichiari, collegati da oltre 70 chilometri di condotte, con scarico nel fiume Chiese. Nel 2020, Acque Bresciane trasmette ad Ato l’ipotesi progettuale. Si attiva un tavolo tecnico ministeriale, ma il progetto – ormai pubblico – solleva reazioni immediate. Comitati, sindaci e associazioni contestano la distanza dal lago e il mancato coinvolgimento. Anche il Parlamento europeo viene investito dalla polemica.
Cambio di rotta
Nel 2021 arrivano ricorsi e controproposte. Il progetto viene ritoccato, ma non supera lo stallo. Solo nel 2024 si cambia passo: l’ipotesi a due impianti viene archiviata e si torna a Lonato, in località Esenta. La proposta attuale prevede un impianto unico, capace di riutilizzare parte delle acque depurate per usi agricoli, con scarico nel Chiese solo in inverno. A fine gennaio 2026, Acque Bresciane trasmette il progetto ad Ato, avviando formalmente l’iter di approvazione. Novità importante: il collettore del medio-alto Garda sarà posato sotto il lago, in un tratto sommerso tra Toscolano e Salò, per ridurre tempi e disagi.
Lotti e fondi
L’opera sarà suddivisa in due lotti: il primo, previsto tra il 2027 e il 2030, riguarderà l’impianto di Lonato e il collettamento del medio lago; il secondo, fino al 2035, estenderà il sistema ai comuni meridionali. Il costo stimato è di circa 260 milioni di euro, in crescita rispetto alle previsioni iniziali. Desenzano e Sirmione, intanto, resteranno collegate a Peschiera.
Sul fronte dei fondi, la partita è aperta da anni. Un accordo siglato nel 2017 tra Stato, Regioni e Ato prevedeva risorse pubbliche dedicate all’opera, e la possibilità di utilizzare parte dell’imposta di soggiorno dei Comuni gardesani. Con l’aumento dei costi, si valuta anche il project financing, con coperture miste tra tariffa e fondi pubblici. La vicenda resta complessa e il dibattito resta aperto, come ogni volta che si toccano insieme ambiente, territorio e infrastrutture.
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