Depuratore del Garda, mistero sulla sede: Lonato sì, ma non Esenta

A Lonato, ma non a ridosso di Esenta. Dove sorgerà il futuro depuratore del Garda ?
Dopo l’annuncio del cambio di rotta da parte del viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Vannia Gava, al termine della cabina di regia riunitasi a Roma mercoledì 11, ci si chiede quali saranno i prossimi step dell’iter di un’opera così complessa e, soprattutto, dove troverà casa questo depuratore che da almeno una decina d’anni è sballottato, nelle proposte e nelle ipotesi progettuali, per mezza provincia, da Visano a Esenta di Lonato, fino a Gavardo-Montichiari.
L’unica vera certezza, al momento, è che Roma ha deciso: sarà «nel Comune di Lonato», ha fatto sapere il Mase. Ma Lonato si estende per più di 70 km quadrati e confina con il territorio di altri nove Comuni, tre dei quali mantovani.
La collocazione
Sul fatto che il futuro depuratore non sorgerà ad Esenta, come si pensava, c’è anche una mezza conferma del sindaco di Lonato, Roberto Tardani: «Risulta anche a me. Se prima si parlava di una zona a ridosso del territorio di Castiglione delle Stiviere, nei pressi di Esenta appunto, ora, da quanto sappiamo, i progetti parlano di un’altra area, verso la statale Lonato-Montichiari. Ma, di ufficiale non ho ancora visto nulla, aspettiamo che il ministero ci informi sulla localizzazione esatta».
Non ci vorrà molto: «Trattandosi di un’opera di valenza comprensoriale – continua Tardani – tutte le valutazioni tecniche saranno fatte a livelli che vanno oltre l’ambito comunale, ma immagino che il Comune sarà chiamato a partecipare al tavolo tecnico di progettazione che valuterà la collocazione del depuratore».
Preoccupazione per il Chiese
Nell’attesa di saperne di più, c’è una questione che continua a far discutere: che il depuratore lo si faccia ad Esenta o in un’altra zona del territorio lonatese, il corpo recettore dei reflui depurati sarà in ogni caso il fiume Chiese. Un’eventualità che i sindaci dei Municipi dell’asta del fiume e i comitati hanno sempre aspramente criticato. Lo hanno fatto nuovamente mercoledì, dopo aver appreso del cambio di programma deciso dal viceministro Gava.
Ma al momento non sembrano esserci alternative praticabili: il Ministero ha da tempo posto come condizione irrinunciabile, oltre alla dismissione delle condotte sublacuali, il divieto di prevedere che il corpo recettore delle acque reflue sia il lago di Garda, riserva d’acqua dolce da tutelare. Deve essere necessariamente un fiume. Del resto lo impone anche l’Unione Europea, le cui linee guida sulla depurazione sollecitano un’ubicazione degli impianti che consenta la valorizzazione delle acque depurate tramite il loro riutilizzo in agricoltura.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
