Ci sono un marito che uccide la moglie, un bambino che assiste al delitto nella stessa stanza e un maldestro tentativo di insabbiare il crimine, inscenando un furto e tornando frettolosamente in provincia in bicicletta. Tentativo che fortunatamente non riuscì: l’autore dell’omicidio fu smascherato in quattro e quattr’otto. Una storia che pare una sceneggiatura, se non fosse che è davvero accaduta e che ad avere la peggio fu una donna della città. Una moglie che il marito non voleva più. E che lui – in assenza di divorzio legale – tolse di mezzo nella maniera più crudele.
Il caso
Ricostruisce questo fatto di cronaca nera la nuova puntata estiva del podcast true crime «Delitti bresciani», la seconda che attinge ai casi d’antan i cui atti sono conservati in quel labirinto di cemento e carta che è l’Archivio di Stato di Brescia. Questo, in particolare, risale al 1946: a ricostruire la vicenda in «Correva l’anno 1946, l'ultima notte di Lucia» è il giornalista di cronaca nera Andrea Cittadini, che per le puntate estive ha scelto di rispolverare la cronaca novecentesca.
L’episodio – con il montaggio di Matteo Berta e un contributo della direttrice dell’Archivio di Stato di Brescia, la dottoressa Debora Piroli – è disponibile su Spotify, su Spreaker e le principali piattaforme d’ascolto. A spiegare il senso di queste puntate del podcast è proprio Piroli: tra i compiti dell’istituto, infatti, non ci sono soltanto la tutela e la conservazione dei documenti, ma anche la loro valorizzazione, per renderli accessibili e conosciuti attraverso mostre, incontri, laboratori e iniziative divulgative come il podcast. Negli ultimi mesi è cresciuto l’interesse per i documenti giudiziari, anche grazie al recente riordino del fondo e a una mostra dedicata ai delitti del passato. L’archivio è aperto a tutte e tutti per attività di ricerca, comprese quelle genealogiche, nel rispetto dei limiti previsti dalla normativa sulla privacy. La consultazione è gratuita e avviene su richiesta, con il supporto del personale dell’Archivio.




