Cronaca

«Delitti bresciani», si torna al 1946 con «L’ultima notte di Lucia»

La nuova puntata del podcast è dedicata a un delitto avvenuto tra la città e Rodengo Saiano negli anni Quaranta: un femminicidio ante-litteram che vide il marito tentare di insabbiare il crimine
Sara Polotti

Sara Polotti

Giornalista

La nuova puntata di Delitti bresciani, «Correva l'anno 1946: l'ultima notte di Lucia»
La nuova puntata di Delitti bresciani, «Correva l'anno 1946: l'ultima notte di Lucia»

Ci sono un marito che uccide la moglie, un bambino che assiste al delitto nella stessa stanza e un maldestro tentativo di insabbiare il crimine, inscenando un furto e tornando frettolosamente in provincia in bicicletta. Tentativo che fortunatamente non riuscì: l’autore dell’omicidio fu smascherato in quattro e quattr’otto. Una storia che pare una sceneggiatura, se non fosse che è davvero accaduta e che ad avere la peggio fu una donna della città. Una moglie che il marito non voleva più. E che lui – in assenza di divorzio legale – tolse di mezzo nella maniera più crudele.

Ricostruisce questo fatto di cronaca nera la nuova puntata estiva del podcast true crime «Delitti bresciani», la seconda che attinge ai casi d’antan i cui atti sono conservati in quel labirinto di cemento e carta che è l’Archivio di Stato di Brescia. Questo, in particolare, risale al 1946: a ricostruire la vicenda in «Correva l’anno 1946, l'ultima notte di Lucia» è il giornalista di cronaca nera Andrea Cittadini, che per le puntate estive ha scelto di rispolverare la cronaca novecentesca.

L’episodio – con il montaggio di Matteo Berta e un contributo della direttrice dell’Archivio di Stato di Brescia, la dottoressa Debora Piroli – è disponibile su Spotify, su Spreaker e le principali piattaforme d’ascolto. A spiegare il senso di queste puntate del podcast è proprio Piroli: tra i compiti dell’istituto, infatti, non ci sono soltanto la tutela e la conservazione dei documenti, ma anche la loro valorizzazione, per renderli accessibili e conosciuti attraverso mostre, incontri, laboratori e iniziative divulgative come il podcast. Negli ultimi mesi è cresciuto l’interesse per i documenti giudiziari, anche grazie al recente riordino del fondo e a una mostra dedicata ai delitti del passato. L’archivio è aperto a tutte e tutti per attività di ricerca, comprese quelle genealogiche, nel rispetto dei limiti previsti dalla normativa sulla privacy. La consultazione è gratuita e avviene su richiesta, con il supporto del personale dell’Archivio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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