Cronaca

«Delitti bresciani», viaggio nel passato: un caso dimenticato del 1931

L’episodio «L’omicidio in famiglia a Gargnano» apre il nuovo filone estivo del podcast: quello dei fatti di cronaca conservati all’Archivio di Stato
Sara Polotti

Sara Polotti

Giornalista

La nuova puntata di Delitti bresciani: un caso del 1931
La nuova puntata di Delitti bresciani: un caso del 1931

È un delitto, è bresciano. Ma stavolta non ha varcato i confini della provincia per diventare caso nazionale. Non lo ha fatto perché è avvenuto nel 1931 e perché, all’epoca, non uscì nulla di più di qualche trafiletto sulla stampa locale. Eppure quell’omicidio in paese fece parecchio scalpore. E anche le modalità, il movente e le vicende giudiziarie sono piuttosto interessanti. Ecco perché il delitto di Navezze è entrato nell’elenco degli episodi di «Delitti bresciani», il podcast del Giornale di Brescia che ripercorre i fatti di cronaca nera bresciana di cui tutti, più o meno, abbiamo sentito parlare.

Stavolta il caso è d’antan: con questa puntata – «Correva l’anno 1931 - L’omicidio in famiglia a Gargnano» – il giornalista Andrea Cittadini inaugura un nuovo filone d’indagine, ovvero quello della cronaca novecentesca, che sarà al centro delle puntate estive del podcast. Protagonista della vicenda è una famiglia di Navazzo, frazione di Gargnano, sulla sponda bresciana del lago di Garda, all’interno della quale, a un certo punto, si consuma un crudele e freddo patricidio e uxoricidio. La vittima è il signor Bortolo, 49 anni, il cui corpo inizialmente non si trova. A ucciderlo, si scoprirà, sono stati i figli e la moglie. L’episodio – con il montaggio di Matteo Berta – è disponibile su Spotify, Spreaker e le principali piattaforme d’ascolto.

L’Archivio di Stato

Per ricostruire la vicenda Cittadini ha attinto le informazioni dai documenti conservati all’Archivio di Stato di Brescia. «Per noi è importante la valorizzazione del patrimonio, che è nostro compito insieme a tutela e conservazione – spiega la direttrice, la dottoressa Debora Piroli –. Valorizzare significa fare conoscere la documentazione ai cittadini, attraverso mostre, incontri, convegni, laboratori con scuole. O attraverso iniziative come questo podcast». Tra i documenti – oltre ai registri militari e catastali, per esempio – ci sono anche quelli giudiziari, e anche per questo all’Archivio è possibile trovare le tracce dei delitti del secolo scorso. «In questo periodo c’è stato un picco di richieste, anche sulla base di una mostra dedicata proprio ai delitti antichi – spiega Piroli –. Quella parte di archivio è stata riordinata di recente, e quindi c’è maggiore interesse. In generale, le ricerche vanno un po’ a ondate. Per esempio, quando cade un particolare anniversario c’è un’impennata di ricerche correlate: nel caso della prima guerra mondiale, ci chiedono molto i carteggi dei soldati».

Come consultare l’Archivio

Tutti, quindi, possono accedere all’archivio e cercare ciò che è di loro interesse (per esempio, le ricerche genealogiche). «Tutto ciò che c’è in archivio è consultabile, anche se su certi documenti c’è un filtro riguardante la privacy. Per esempio nei casi come questo, di cronaca nera: perché tutto possa essere consultato, devono essere trascorsi 70 anni. Dopo la consultazione, ciò che lo studioso fa delle carte – come la divulgazione – è una sua responsabilità». Come fare, quindi? «Sul nostro sito c’è l’elenco di tutti i fondi. Fatta la ricerca, si procede con una richiesta via mail, concordando il giorno della consultazione. Tutto è gratuito, basta accedere negli orari di apertura. E noi dell’archivio siamo lì per aiutare».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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