Cronaca

«Delitti bresciani», la nuova puntata: «Una traccia di Dna lunga 30 anni»

Nel 1997 il rappresentante di orologi Carlo Mortilli fu ucciso sul Garda da una banda di rapinatori: l’episodio è dedicato a quell’omicidio e alle prove genetiche che hanno portato a una condanna quasi tre decenni dopo il fatto
Sara Polotti

Sara Polotti

Giornalista

La puntata di Delitti bresciani è dedicata all'omicidio sul Garda nel 1997
La puntata di Delitti bresciani è dedicata all'omicidio sul Garda nel 1997

Il 21 maggio del 1997, sulla sponda bresciana del lago di Garda si consuma un omicidio che resterà a lungo senza una vera chiusura. La nuova puntata di «Delitti bresciani», il podcast del Giornale di Brescia curato da Andrea Cittadini con il montaggio di Matteo Berta, torna sul caso West Garda: l’uccisione di un rappresentante di orologi di lusso, Carlo Mortilli, al centro di un’indagine che attraversa quasi trent’anni.

Il caso

È una vicenda che si sviluppa su più livelli, tra piste investigative, arresti e silenzi. All’inizio ci sono i fatti: l’aggressione, la morte dell’uomo, il sospetto di una banda coinvolta nella rapina. Poi il tempo lungo della giustizia, con le responsabilità che emergono a fatica. Per anni il caso è restato sospeso, con due figure già individuate e una terza presenza che rimane sullo sfondo. È proprio su questo elemento che si concentra la riapertura dell’indagine: il presunto terzo uomo della banda, rimasto senza una condanna definitiva per decenni, fino agli sviluppi più recenti.

La prova del Dna è stata in questo caso il cuore del dibattimento per tutta la durata dell’ultimo processo, che ha certificato la presenza di Alessandro Galletta nel commando di rapinatori. L’uomo, oggi 51enne, è stato condannato a 16 anni di reclusione.

La puntata ricostruisce il lavoro di chi ha seguito il caso nel tempo: investigatori, magistrati, ma anche consulenti tecnici chiamati a rileggere elementi già raccolti. Soprattutto si chiarisce come un’indagine possa riaprirsi anche dopo molto tempo, quando nuove tecnologie o nuovi strumenti permettono di rileggere le prove in modo più preciso.

Il ruolo del dna

Uno degli elementi centrali della puntata è il contributo di una genetista, Venusia Cortellini della Medicina legale dell'Ospedale Civile di Brescia, intervistata dal giornalista Paolo Bertoli, che spiega come il dna possa restare una prova determinante anche a distanza di decenni. Non si tratta solo di conservazione dei reperti, ma di capacità di analisi: tecniche più avanzate consentono oggi di ottenere risultati che negli anni Novanta non erano possibili. Il racconto entra nel dettaglio scientifico, chiarendo in modo accessibile come funziona l’identificazione genetica, quali sono i margini di errore e perché, in presenza di determinate condizioni, il Dna possa rappresentare una prova considerata solida in sede processuale.

La puntata del podcast true crime dedicato ai fatti di cronaca bresciani che hanno scavalcato i confini provinciali per diventare caso nazionale – intitolata «Una traccia di Dna lunga 30 anni»  è disponibile qui, su Spotify e sulle principali piattaforme audio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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