Nel 1777, nella sontuosa reggia di Versailles un giovane Luigi XVI, allora appena ventitreenne, prese la decisione di riconoscere l’indipendenza degli Stati Uniti d’America quando questi controllavano a malapena un terzo del territorio che rivendicavano come proprio, le loro finanze erano al collasso e la vittoria contro l’Impero britannico appariva tutt’altro che scontata. Si trattò senza dubbio di un azzardo diplomatico, un gesto politicamente immaturo, fatto più per danneggiare Londra che soddisfare le ambizioni di George Washington e di Benjamin Franklin.

Quasi nulle erano allora le certezze sulla sopravvivenza della giovane repubblica americana. Eppure quella decisione prematura contribuì a trasformare quella che sarebbe potuta rimanere una mera ribellione anticoloniale, fortemente squilibrata nel rapporto di forze politico-militari, in una partita geopolitica globale.




