Dieci anni in Consiglio comunale a Brescia, altri dieci sui banchi del Consiglio regionale. In mezzo e attorno, una vita spesa tra politica, impegno civile, urbanistica, ambiente e cultura. A poco più di un mese dalla sua scomparsa, avvenuta lo scorso 30 luglio all’età di 76 anni, il Consiglio regionale della Lombardia ha ricordato Mirko Lombardi con un minuto di silenzio.
Ad aprire la seduta con la commemorazione è stato il presidente dell’assemblea lombarda Federico Romani, che ha richiamato «la grande passione civile e la statura culturale» dell’ex consigliere bresciano, rivolgendo le condoglianze dell’intera istituzione regionale ai familiari presenti in Aula.
Il percorso
Nato a Brescia nel 1950, architetto, Marco Lombardi – per tutti, da sempre, Mirko – aveva attraversato oltre quarant’anni della storia politica della sinistra bresciana. Un percorso nel quale professione e impegno pubblico finirono spesso per intrecciarsi, soprattutto attorno ai temi della casa, dei quartieri, dell’urbanistica e dell’ambiente.
Laureato in Architettura all’Università di Firenze, dopo gli esordi come tecnico comunale a Lonato e l’attività da libero professionista fu tra i fondatori del Sunia-Cgil bresciano, il sindacato degli inquilini. Da lì arrivò l’impegno nel Partito comunista italiano, dove seguì in particolare le politiche della casa, dell’urbanistica, del lavoro e dell’ambiente.
Dal 1985 al 1995 sedette in Consiglio comunale a Brescia, prima nelle file del Pci e successivamente, dopo la svolta della Bolognina, con Rifondazione Comunista. Nel partito ricoprì anche incarichi nazionali, mantenendo come riferimento proprio i temi sociali e territoriali che avevano segnato l’inizio della sua attività politica. Nel 1995 il passaggio al Consiglio regionale della Lombardia, dove rimase per due legislature consecutive, fino al 2005. Un decennio di attività istituzionale ricordato anche durante la seduta di oggi.
«Grande impegno»
A portare in Aula un ricordo personale è stato Onorio Rosati, che ha sottolineato «il grande impegno soprattutto sui temi sociali e in particolare legati all’ambiente, alla salute e alla qualità della vita del territorio bresciano». Rosati ne ha ricordato anche la passione per la cultura e per la musica, in particolare per il clarinetto.
Dopo l’esperienza in Regione, Lombardi continuò a essere una presenza attiva nella vita politica e associativa bresciana. Fu tra i fondatori nazionali di Sinistra Ecologia Libertà e ne divenne segretario cittadino a Brescia. Fece parte inoltre del consiglio di amministrazione dell’Aler bresciana, continuando così a occuparsi da vicino di edilizia residenziale pubblica. Negli ultimi anni il suo nome era rimasto legato anche alla lunga battaglia sulla Torre Tintoretto di San Polo. Per Lombardi non si trattava soltanto di una vicenda urbanistica o amministrativa: studiò documenti e passaggi istituzionali, presentò esposti e continuò a sostenere la necessità di tutelare quello che considerava patrimonio pubblico.

Ma la politica non esauriva le sue passioni. Socio fondatore e tesoriere dell’associazione «Ripensare il mondo», fece parte anche del consiglio di amministrazione della Fondazione Luigi Micheletti e si impegnò nel rilancio del Museo di Scienze Naturali di Brescia.
Con la pensione arrivò poi un nuovo capitolo. Dal 2011 frequentò la Scuola di Paleoantropologia dell’Università di Perugia e partecipò alle campagne di ricerca e di scavo nelle gole di Olduvai, in Tanzania, uno dei luoghi simbolo per lo studio delle origini dell’uomo. Un interesse diventato negli ultimi anni una delle sue grandi passioni.
«Valori e convinzioni»
A ricordarne la figura in Consiglio regionale è stato anche il vicepresidente Emilio Del Bono: «Lombardi era uomo raffinato e colto, interlocutore autorevole e sempre portatore di grande qualità argomentativa, capace di custodire e riconoscere l’importanza e la riservatezza delle relazioni personali». Pur saldo «nei suoi valori e nelle sue convinzioni», ha aggiunto Del Bono, «ha sicuramente lasciato una impronta significativa nella comunità bresciana».

Un tratto che torna nei ricordi di chi lo aveva conosciuto: la fermezza delle idee accompagnata dal gusto per il confronto, la curiosità intellettuale e la convinzione, mantenuta per tutta la vita, che la politica dovesse misurarsi prima di tutto con la qualità dei luoghi e della vita delle persone.
Poi, in Aula, il silenzio. Un minuto per ricordare un protagonista di una lunga stagione politica bresciana e lombarda.



