«Un giorno ho messo il termometro in cucina alle 17, c’erano 41 gradi. Ma nelle celle erano molti di più». Angela, 72 anni, è stata in carcere a Verziano per quattro anni («non volevo usare i miei risparmi e ho sbagliato») e ben ricorda quali erano le condizioni di vita all’interno della casa circondariale femminile di Brescia. «Le sbarre erano davvero bollenti, non è un modo di dire. Durante la notte in cella restavano minimo 35 gradi, a causa dei muri non coibentati».
Nelle ore in cui viene annunciato l’avvio dei lavori di ampliamento della struttura di Verziano, torna di attualità anche il tema delle condizioni di vita all’interno delle carceri.
Il racconto
Come a Canton Mombello, anche a Verziano si è cercato di tamponare un’emergenza diventata strutturale con ventilatori, «comprati grazie ad eventi di solidarietà. Ma danno solo un po di sollievo, la notte non si riesce a dormire». Angela faceva anche la “bidella”, come dice lei, nella sezione distaccata del Tartaglia dedicata alle detenute. Manteneva le aule, aveva ottimi rapporti con gli ufficiali. Eppure ha un rammarico: «Non essere riuscita a fare di più. Ho spesso provato a segnalare le condizioni insostenibili ma in realtà nessuno si è davvero impegnato. Avrei voluto lottare per ottenere qualcosa, ma non è stato possibile».
«Così non c’è dignità»
Oggi Angela vive in alta Valsabbia – al fresco, stavolta davvero – ma non dimentica la vita in carcere. E quando ha letto delle condizioni a Canton Mombello, ha voluto parlare: «Noi donne stavamo anche meglio rispetto agli uomini al Nerio Fischione. Ma non è accettabile: se si sbaglia si paga ma serve dignità, le carceri così non sono dignitose».
Non è un racconto lontano quello di Angela, guarda a pochi anni fa, ma lei (che è ancora in contatto con le ex compagne di cella) assicura che oggi la vita tra quella mura è la stessa.
Qualcuno non avrà pietà, ma quando si sta tra i dannati i peccati di Caino passano in secondo piano. La pietas non guarda alla colpa. La questione carceraria resta invece il brusìo della società, il rumore bianco della politica. E le emergenze stanno ancora tutte lì, mentre per noi il carcere è lontano, impercettibile. Il pregiudizio, in fondo, è uno dei peccati capitali della società moderna. E il carcere ci piace solo se raccontato come finzione in tv. Quello vero è il mondo marcio lasciato alla buona volontà dei singoli.




