Cittadella Innovazione, firmato il primo accordo e si punta alla Fondazione
Il business plan preliminare è pronto da mesi. E con la matrioska di fumate bianche al Protocollo d’intesa, la macchina operativa potrà iniziare a girare davvero. Si comincerà da una sede provvisoria, negli uffici della Camera di commercio, per traghettare la struttura verso il primo snodo: statuto, ruoli in Cda, quote d’ingresso. Poi, si passerà a un alloggio-ponte, provvisorio, in affitto, per arrivare infine alla «casa madre».
Eccola, in estrema sintesi, la road map aggiornata della Cittadella dell’Innovazione: il nuovo capitolo dell’iter si è messo in moto con la matrioska di fumate bianche al Protocollo d’intesa, che ora ha incassato anche il placet della Giunta camerale.
Comparto Milano
Certo, la sfida che più di tutte incuriosisce è quella della residenza definitiva. E qui si torna in campo aperto: manifestazione d’interesse, selezione delle aree, valutazione delle proposte. Con un occhio ai numeri e l’altro alla visione. Ad occuparsi della ricerca, formalmente, sarà una partecipata del Comune (in pole c’è Bs Infrastrutture), ma non prima di avere incassato la «benedizione» e il mandato dal Consiglio comunale. Quali i criteri? Si parla di 8mila metri quadrati, un quartier generale fatto di coworking, laboratori dimostrativi, aule per la formazione, spazi per startup, acceleratori e aree di tech transfer tra università e imprese. Il tutto per un investimento stimato intorno ai 28 milioni di euro, da costruire con risorse pubbliche, bandi regionali e fundraising.
Tra le aree al vaglio, però, c’è un nome che negli ultimi mesi ha cominciato a imporsi come possibile sede naturale: il Musil. Sia chiaro: non sarebbe un’alternativa al museo dell’industria (per intenderci: la cittadella non soppianterebbe il polo dedicato alla storia dell’industria e del lavoro), ma lo «integrerebbe». Una sorta di sinergia tra la memoria del fare e l’innovazione del domani. Anche perché quella del Comparto Milano è un’area ampia, in una zona strategica e con una vocazione già scritta: raccontare il lavoro, l’industria, i mestieri. L’idea potrebbe insomma puntare a integrare le due anime: da una parte il cuore museale, dall’altra una cittadella viva e produttiva, con laboratori, startup e servizi per le imprese. Uno spazio che non cancella, ma moltiplica. E che, tra l’altro, non dispiacerebbe né a Regione Lombardia né alla Fondazione Musil.

Lo conferma il presidente della Fondazione del Museo dell’Industria e del lavoro, Francesco Fontana: «Se si decidesse di realizzare il polo vicino alla sede del Musil, ben venga: il nostro statuto prevede peraltro lo studio dell’evoluzione del lavoro. Il problema di Brescia è che non si fanno abbastanza sinergie, vedo quindi l’ipotesi di buon occhio e ne sarei contento. Ci deve però essere un punto fermo: se si parla invece di realizzare la Cittadella nella stessa struttura, questa ipotesi non deve ritardare ulteriormente la realizzazione del polo». Fontana parla di spazio vicino per una ragione: una delle strade che si stanno sondando punta a valutare l’ex laminatoio come quartier generale del distretto dell’innovazione.
Destinazione «Bind»
Nel frattempo, la Cittadella farà un rodaggio. Prima sede negli uffici camerali, poi uno spazio intermedio in affitto (si parla di circa 1.200-1.500 metri quadrati) per testare la tenuta del modello e calibrare l’impatto. Un percorso prudente, per non rischiare di replicare l’effetto «incubatori vuoti»: si parte leggeri, per costruire le gambe necessarie a reggere il salto.
Il passo avanti sta nel semaforo verde arrivato dalla Giunta camerale, che ha approvato all’unanimità il Protocollo d’intesa, un passaggio formale ma determinante per aprire la fase operativa. Si tratta del documento che, a cascata, tutti i soggetti coinvolti saranno chiamati a sottoscrivere. A partire dall’Università degli Studi, che ha già deliberato, passando ora per il Comune e poi – in rapida successione – Confindustria, Confapi e Università Cattolica.
La regia resta affidata alla Camera di commercio, che nel nuovo ecosistema innovativo avrà un ruolo da pivot istituzionale. «Un passaggio fondamentale» ha commentato il presidente Roberto Saccone, che parla di un progetto «atteso e necessario, soprattutto per dare alle Pmi strumenti che da sole non riescono ad attivare per limiti organizzativi ed economici».

Ora – una volta archiviate le approvazioni del Protocollo – si apre la fase intermedia: quella della creazione della Fondazione della Cittadella. Il suo «nome d’arte» potrebbe essere «Bind», che sta per Brescia innovation district ma – precisano i timonieri – se ci sono idee migliori, basta alzare la mano e saranno passate in rassegna.
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