Brescia rinnova il patto con i patroni: la sindaca ha ricevuto il capèl
Il parroco di San Faustino, monsignor Gianbattista Francesconi, ha consegnato ufficialmente alla sindaca, Laura Castelletti, il capèl, il galero rosso simbolo della protezione divina concessa dai Santi Patroni alla città. La cerimonia, di tradizione medioevale, si è ripetuta puntualmente, come ogni domenica precedente la festività dei santi Faustino e Giovita, davanti alla Loggia. Dopo la santa messa e la supplica «ab omni malo» in cui la prima cittadina chiesto ai patroni, a nome della città, di vegliare su Brescia, il galero rosso, partito dalla chiesa di San Faustino, è stato deposto nelle sue mani.
La tradizione
La cerimonia risale al Medio Evo. Sin da allora, all’inizio di ogni anno, i rettori del Comune di Brescia si rivolgevano alle spoglie dei due martiri supplicandoli di proteggere la città. E l’abate del monastero di San Faustino si recava in Comune per consegnare ai rettori un berretto, simbolo di protezione e segno di accoglimento della supplica che era stata loro rivolta a nome di tutti i bresciani. Il gesto, carico di simboli, richiama l’istituto giuridico del «launehil», previsto dalle leggi longobarde, con cui si sanciva un patto: in questo caso la fedeltà reciproca fra la città e i due giovani martiri bresciani.
«È il segno concreto di un patto che si rinnova ogni anno, del legame tra la città e i Santi Patroni – ha sottolineato Castelletti –. Ma è anche un messaggio che parla a tutti noi, credenti e non credenti. Siamo più forti quando lavoriamo fianco a fianco, quando istituzioni, realtà sociali, imprese e cittadini condividono responsabilità e obiettivi. La tradizione del galero rosso ci insegna che la forza di una città nasce dall’incontro e dalla collaborazione tra tutte le sue competenze. È lo spirito di sussidiarietà che da sempre ci contraddistingue. Brescia è una città operosa e nei secoli ha affrontato sfide enormi».
Le fondamenta
Ma forza d’animo e tenacia, ha ricordato la sindaca, «sono ormai parte del dna dei bresciani». «Oggi le sfide hanno un volto diverso –ha rimarcato Castelletti –. Trasformazioni tecnologiche, sociali, ambientali. Il mondo corre veloce e chiede innovazione, visione e coraggio. E la città sta rispondendo. Investe, cresce, attrae opportunità. Ma il futuro si costruisce solo se resta saldo ciò che siamo. La modernità ha valore quando poggia su radici profonde, valori condivisi e su una memoria che continua a guardarci».
«Questa mattina – ha aggiunto monsignor Francesconi – si è pregato chiedendo ai Santi Patroni di vegliare sulla città e di preservare ogni bresciano dalle avversità – . Già nel lontano Quattrocento i patroni hanno protetto la città dalla guerra e dalla carestia. Chiediamo quindi loro il dono della pace nel mondo, nella città, in ogni famiglia, nel cuore di ognuno di noi. Dopo 1585 anni siamo qui ancora a rivendicarne l’appartenenza, compiendo gli stessi gesti che i nostri avi ogni anno hanno compiuto per celebrare i nostri Santi Patroni». Tradizione e attualità guardando a due obiettivi: il riconoscimento della chiesa di San Faustino come basilica e la ricognizione delle spoglie dei Santi, riaprendo l’arca che li custodisce, un secolo dopo l’ultima apertura del 1923.
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