Cronaca

Cercarono di uccidere un pentito, condannati sei complici del boss

Il gup riconosce il metodo mafioso: pene fino a nove anni per l’agguato di Urago Mella
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

Le indagini sul tentato omicidio ad opera della Dia di Brescia
Le indagini sul tentato omicidio ad opera della Dia di Brescia

Condanne pesantissime. Più pesanti anche di quelle chieste per loro dal sostituto procuratore Francesco Carlo Milanesi. Sono quelle che il giudice dell’udienza preliminare Andrea Guerrerio ha inflitto ai presunti complici di Vincenzo Sarno, finiti sotto inchiesta per l’omicidio tentato nel gennaio del 2022 ad Urago Mella, ma impedito dalla diffidenza della vittima, ai danni dell’ex pentito Domenico Amato.

Al termine del processo abbreviato, per reati che a vario titolo vanno proprio dal tentato omicidio al porto abusivo di arma da fuoco, tutti aggravati dal metodo mafioso, sono stati condannati a 8 anni, 11 mesi e 10 giorni Giuseppe Parlo e Giovanni Faticato, a 8 anni e 10 mesi Salvatore Sarno, a 6 anni, 9 mesi e 10 giorni Anna Cira Sarno e a 4 anni e 8 mesi Ciro Borriello. Cinque anni, 2 mesi e 20 giorni sono stati invece inflitti a Alessando Dell’Anna, l’unico nei confronti del quale non è stata riconosciuta l’aggravante mafiosa.

Il commando e i suoi ruoli

Secondo la ricostruzione degli inquirenti della Dia bresciana, che si occuparono delle indagini, se ad ordinare l’esecuzione sarebbe stato Vincenzo Sarno, il boss di Ponticelli che ha scelto di essere processato a dibattimento, Salvatore Sarno avrebbe procurato le armi per eseguirlo, Anna Cira Salerno l’avrebbe custodite, mentre Ciro Borriello, che avrebbe avuto un ruolo decisivo nell’indicare nel boss napoletano il mandante del blitz ad Urago Mella, Giuseppe Parlo e Giovanni Faticato, dopo un paio di sopralluoghi necessari per stabilire tempi e modi dell’agguato che avrebbe dovuto essere mortale, avrebbero dovuto dedicarsi alla fase esecutiva vera e propria.

Il blitz

Per cercare di stanare Domenico Amato, che viveva a Brescia da qualche tempo dopo aver goduto di un programma di protezione testimoni, il commando che per gli inquirenti Vincenzo Sarno aveva organizzato decise di dar fuoco alla Bmw X3 in uso alla sua compagna. Lo fece sperando di attirare in strada il bersaglio, che invece fiutò puzza di bruciato, anche in senso lato e rimase al riparo. Alla vista delle fiamme Amato non corse in strada nel tentativo di spegnere il rogo e di salvare il salvabile, ma si rintanò nella pizzeria sotto casa. Al suo posto, con gli estintori in mano, dal ristorante uscirono il pizzaiolo ed un cameriere. Chi era pronto a sparare, se ne andò da Urago Mella con il colpo in canna, ma inseguito dalle indagini che nel febbraio dello scorso anno si sono tradotte negli arresti di Vincenzo Sarno e di altre sei persone.

Il boss

Dopo la condanna dei suoi presunti complici toccherà proprio al boss di Ponticelli tornare in aula. Lo farà il 19 novembre prossimo. Lo scorso 26 aprile i giudici hanno raccolto alcune sue dichiarazioni spontanee. «Conoscevo Amato da più di 20 anni - ha detto in videoconferenza dal carcere di Siracusa - ci sentivamo sia prima che dopo che gli hanno bruciato la macchina. Qualcuno gli aveva detto che ero stato io. Lui mi aveva inviato un video di minacce. Quando ha scoperto che non c’era nulla di vero è andato a scusarsi dai miei famigliari».

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