Attentato fallito al pentito, l’accusato: «Lui sapeva che non ero stato io»

Per quasi due ore, in collegamento video dal carcere di Siracusa dove si trova per un’altra condanna, ha ascoltato quello che è stato detto in aula. Prima che il presidente Luca Tringali aggiornasse il processo ha però chiesto di parlare e ha spiegato che «Amato lo conoscevo da più di 20 anni, ci sentivamo sia prima che dopo che gli avevano bruciato la macchina. Gli avevano detto che ero stato io e quindi mi aveva fatto video di minacce verso di me e verso la mia famiglia, ma poi lui aveva scoperto che non era vero e con la sua compagna sono andati a scusarsi dai miei familiari, mi hanno chiamato e anche mandato dei regali».
Vicenzo Sarno, indicato da diverse sentenza passate in giudicato come il «boss del rione Ponticelli» Napoli, è a processo a Brescia per essere ritenuto il mandante del fallito attentato, nel gennaio del 2022, ai danni di Domenico Amato, ex collaboratore di giustizia poi deceduto in carcere.
Il fuoco.
Quella sera di gennaio l’auto della compagna di Amato, una donna lituana di 46 anni, aveva preso fuoco sotto la casa in cui vivevano a Urago Mella. Proprio la donna, sentita ieri in aula, ha raccontato che «Domenico era all’interno della pizzeria sotto casa nostra, quando hanno visto le fiamme il proprietario e i camerieri sono usciti in strada e hanno spento il fuoco con gli estintori. Qualcuno ha chiamato la Polizia e i Vigili del fuoco». Secondo la ricostruzione investigativa l’incendio era stato innescato per far uscire Amato di casa e due killer erano in agguato pronti a sparargli. Assassini che hanno poi desistito quando hanno visto che in strada erano uscite diverse persone e che Amato era uscito solo in un secondo momento.
La donna ha spiegato però che «Amato nelle settimane precedenti aveva litigato con un suo nipote, anche lui nel programma protezione testimoni, e lui lo minacciava». Nei giorni successivi all’incendio «aveva chiesto in giro chi era stato e un conoscente (attualmente a processo come presunto esecutore materiale, anche lui napoletano e collaboratore di giustizia, ndr) gli aveva detto che ad ordinare l’incendio era stato Vincenzo Sarno. Lui allora lo aveva chiamato e questi gli aveva detto che non centrava. Ma Amato non si fidava mai di nessuno».
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