È entrato nel vivo con le testimonianze delle compagne di classe, delle amiche e del fidanzato della figlia più grande il processo a carico di Balwinder Singh, l’ex consigliere comunale eletto in forza di una civica di centrodestra in Loggia, di sua moglie Baljeet Kaur e del loro figlio maschio Lovepreet Singh per maltrattamenti ai danni dello loro due ragazze e, solo per il figlio, di violenza sessuale ai danni delle sorelle.
I testimoni
Davanti al collegio dei giudici presieduto da Cesare Bonamartini i testimoni chiamati in aula dal pubblico ministero Marica Brucci hanno confermato il quadro delle accuse. «I genitori non volevano che frequentasse ragazzi italiani, le avevano già combinato un matrimonio con un indiano», ha detto un’ex compagna di classe. «Non la obbligavano a indossare gli abiti tradizionali – ha proseguito la teste – ma le impedivano di prendersi cura della sua persona. Non poteva tagliarsi i capelli, farsi le sopracciglia e depilarsi».
Stando alla ricostruzione di una delle amiche più strette, fino alla sua scelta di lasciare casa, la figlia più grande di Singh «era spesso picchiata e insultata dal padre e dalla madre che l’accusavano di non fare abbastanza in casa».
Davanti ai giudici si è seduto anche il fidanzato della giovane. Il ragazzo con il quale la figlia più grande di Balwinder Singh sta cercando di ricostruirsi una vita. «Ho saputo degli abusi sessuali subiti dal fratello. È stata lei a parlarmene. Mi ha detto che sono iniziati quando era una bambina. E che sono andati avanti fino a quando ha lasciato casa. Rapporto ai quali difficilmente riusciva a sottrarsi. Siamo insieme da cinque anni, per lei è difficilissimo liberarsi del ricordo di quanto ha subito. Ha ancora incubi di notte. Sogna il padre e il fratello. Si sveglia spaventatissima».




