La cascina Mirabella di Leno non sarà un centro migranti

Nel Barbiere di Siviglia, Don Basilio dice che «la calunnia va crescendo, prende forza poco a poco, e una notizia per sentito dire può diventare verità».
Si veda quella relativa all’apertura di un Cas (Centro accoglienza straordinaria) per migranti alla cascina Mirabella. Sbucata all’improvviso da chissà dove, rilanciata dai social e da qualche giornale in vena di gossip, è diventata verità. Una fake news radicata, che è stata però smentita ufficialmente durante l’ultimo Consiglio comunale.
La cascina
La Mirabella è una delle più belle cascine di Leno: prende il nome dal conte Gherardo Palatino di Mirabello. Originariamente il complesso comprendeva fabbricati realizzati tra il XIV e il XV secolo: la casa padronale, quella del massaro, le abitazioni dei salariati, stalle, fienili, porcili, pollai, porticati ed una chiesetta dedicata a San Bernardo. Abitata fino al 1988, parzialmente restaurata dai nuovi proprietari, la Mirabella è stata abbandonata al suo destino e, dopo tante peripezie, lo scorso autunno è stata battuta all’asta.
Dunque, uno spazio vuoto che sembra fatto apposta per i migranti. E siccome nel frattempo si parlava della chiusura del Cas di Collio (confermata proprio in questi giorni), qualcuno deve aver fatto due più due, pensando che, via da Collio, gli immigrati potessero arrivare a Leno.
In aula
Per far chiarezza, il consigliere Stefania Molinari ha presentato un’interrogazione: «Visti i lavori di pulizia e di riqualificazione esterna, chiedo se ci siano già state interlocuzioni tra la proprietà o altri soggetti pubblici o privati con l’Amministrazione comunale in merito al sito cascina Mirabella e se in qualche modo o forma sia già stata espressa volontà relativa alla destinazione d’uso di questa struttura le cui volumetria e dimensioni potrebbero aprire la strada non solo a un utilizzo residenziali».
Esplicita la risposta del sindaco Cristina Tedaldi: «Non ci risulta che i nuovi proprietari vogliano cambiare quanto previsto dal Piano di recupero convenzionato, che prevede 9.500 metri di strutture residenziali e 500 metri dedicati all’alberghiero. La presenza del Piano non lascia spazio ad altre manovre: nel caso (anche ipotetico) che qualcuno pensasse di utilizzare la Mirabella per altri scopi rispetto a quelli previsti sarebbe necessario l’ok del Consiglio».
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