Cronaca

Carlo Fenaroli: «Nel Terzo settore l’AI è questione umana e sociale»

A Villa Mazzotti è stato presentato il libro del presidente del Consorzio Cascina Clarabella: a dialogare con l’autore anche l’ex magistrato Gherardo Colombo ed Ettore Prandini
Daniele Piacentini
Fenaroli, Prandini, Mena e Colombo
Fenaroli, Prandini, Mena e Colombo

«L’intelligenza artificiale non è solo tecnologia. È una questione profondamente umana». Questo il senso dell’incontro, che, lunedì, ha riempito Villa Mazzotti a Chiari, per ragionare di Terzo settore e AI. L’incontro. Al centro il libro appena pubblicato da Carlo Fenaroli, presidente del Consorzio Cascina Clarabella, «L’intelligenza artificiale per accrescere l’impatto sociale. Guida etico-strategica per dirigenti del Terzo Settore» (2026, Gam Editrice). A dialogare con Fenaroli, l’ex magistrato Gherardo Colombo, Daniela Mena di Gam Editrice e Microeditoria, Ettore Prandini, presidente Ue.Coop e Coldiretti, e Nicola Mondinelli, di AI Wonder.

Futuro e persone

Come spiegato da Fenaroli, «parlare di AI vuol dire parlare di futuro e di persone. Dati, algoritmi e machine learning possono aiutarci a prevedere i bisogni sociali, contrastare l’esclusione, migliorare gli interventi e liberare tempo per le relazioni». I rischi, comunque, non mancano, perché aggiunge sempre Fenaroli, «l’intelligenza artificiale non sa, ma calcola: non pensa, predice. Può anche sbagliare, inventare e replicare bias». La strada da seguire, quindi, è quella della cultura, del confronto, dell’esaltazione della qualità umane più peculiari: «Abbiamo bisogno di una nuova consapevolezza: più etica, più cultura, più responsabilità. La fiducia non nasce dagli algoritmi, ma dalle relazioni».

In questo, il Terzo Settore può avere un ruolo chiave, guidando e non subendo l’oggettiva trasformazione in corso, mettendo al centro la dignità della persona. Dentro il mondo delle cooperative, gli strumenti di analisi dei dati possono aiutare a individuare fragilità invisibili e a rendere gli interventi sociali più tempestivi ed efficaci, ma devono sempre essere guidati da una visione che metta al centro la dignità della persona. Il vero interrogativo, dunque, non è se l’intelligenza artificiale diventerà uno strumento di controllo o di emancipazione.

«La domanda decisiva – ha aggiunto Gherardo Colombo – è quale idea di persona e di comunità guiderà il suo sviluppo. Le regole contano, ma tradizionalmente stabilizzano quanto già appreso dalla cultura come collettività».

Il consiglio

Ai tanti ragazzi, quelli dell’Iis Einaudi presenti in sala, Colombo ha riservato un consiglio: «Mettiamoci d’accordo su cosa è danno, cosa è bene e male. L’AI ci interroga su questo, come singoli e come comunità. In questo la Costituzione italiana, con il suo impegno concreto a considerare tutte le persone degne, resta un punto di riferimento anche per il futuro».

Dall’Italia all’Europa, chiamata in conclusione da Prandini a giocare «il proprio ruolo. I player globali di questo settore sono Usa e Cina, è evidente. Il nostro compito è recuperare quella capacità, insita nella nostra cultura, di punto di riferimento del ragionamento umano, che sa porre vincoli alla Ai, senza bloccare l’innovazione».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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