Caffaro, prima della bonifica vanno censiti e spostati tutti i gatti

La vicenda – pur col sorriso – la stanno prendendo seriamente, ma non li ha lasciati di stucco, perché – a dire il vero – era già capitato di gestire questi «incontri». E non una volta sola: il team che si sta iniziando ad occupare del risanamento ambientale della Caffaro di avventure di questo tipo ne ha da raccontare parecchie. Al punto che c’è persino un «esperto in materia» per governare la situazione.
Il punto sui lavori
A questo punto, dato che si parla di un’area infestata da Pcb, diossine, mercurio, cromo esavalente e metalli pesanti una premessa è d’obbligo: i lavori propedeutici alla cantierizzazione stanno procedendo al ritmo preventivato (gli operai inizieranno a lavorare di gran carriera a partire da fine marzo), i monitoraggi sono costanti e non ci sono (al momento) emergenze ambientali estemporanee da segnalare.
Ma sì: la bonifica più attesa e complessa di Brescia, quella della vecchia cittadella industriale di via Nullo – epicentro del Sito di interesse nazionale dal quale si è sprigionato il cocktail tossico che ha viaggiato lungo rogge e terreni – inizia con una gatta da pelare. Letteralmente. Greenthesis, la capofila del raggruppamento temporaneo di imprese formato insieme a Nico ed Acr, si è ritrovata a dover governare un imprevisto a quattro zampe: colonia e oasi di gatti che hanno casa dentro i 110mila metri quadrati occupati dalla fabbrica. Fabbrica che, però, loro – a partire dalla primavera – dovranno iniziare a radere al suolo.
Inserimento

Fatto sta che per i felini, ormai, il sito Caffaro è «casa» e non si possono iniziare i lavori senza tenerne conto: bisogna tutelarli, perché abituati a vivere in modo libero – un po’ come nel famoso cartone animato «Gli Aristogatti» – da lì non se ne vanno di certo spontaneamente. Un «prequel» da telefilm, che avrebbe tutti i presupposti per trasformarsi in uno spin-off divertente. «Queste situazioni fanno ormai parte delle varie avventure legate alle bonifiche» conferma Emilio Cucciniello, il project manager di Greenthesis, che è diventato ormai punto di riferimento per gestire questi casi, che sono molto frequenti (nel sito di Bagnoli è accaduto lo stesso).
Come si procederà quindi? «Le demolizioni che andremo a fare saranno pesanti. Per questo, a partire da marzo, i volontari di Brescia censiranno i gattini. L’idea è di ricavare inizialmente uno spazio all’esterno del cantiere, ma adiacente, che consenta agli animali di stare tranquilli e ai volontari di portare il cibo». La delocalizzazione avverrà in una seconda fase: «Saranno posizionate delle trappole con le crocchette per riuscire a catturare i gatti, che saranno poi trasferiti in un’altra comunità felina vicina. Ma l’inserimento – precisa Cucciniello – sarà graduale e seguito passo dopo passo dai volontari».
Colonie o oasi feline: la legge
A proposito di comunità feline. La più famosa, si diceva, è quella narrata nel celebre cartone animato «Gli Aristogatti». E, infatti, la caratteristica numero uno delle colonie feline è che i gatti vivono in libertà: si tratta di un «organismo» riconosciuto sia dal Comune sia dai servizi veterinari dell’Ats. Come funziona? A fare parte dello staff sono volontari formati dagli enti pubblici: sono loro ad occuparsi di controllare gli «ospiti» delle colonie e, quindi, tanto a somministrare cibo e crocchette quanto ad occuparsi dell’aspetto sanitario degli animali (non a caso i gatti che fanno parte di queste «strutture libere» vengono sterilizzati così da evitare nascite incontrollate).
In base alla legge quadro 281 del 1991, dedicata agli animali di affezione e alla prevenzione del randagismo, le colonie non possono essere rimosse. Unica eccezione: casi di comprovata emergenza, nei quali i cantieri della bonifica rientrano appieno. I gatti inseriti in questo contesto, tuttavia, secondo la norma non possono essere adottati perché è riconosciuto loro il diritto alla libertà: non a caso anche a livello regionale ci sono una serie di misure e normative che tutelano le colonie e i loro ospiti a quattro zampe.
Qual è la differenza rispetto alle oasi feline? A fare parte delle oasi sono gatti che hanno problemi fisici (e per i quali diventa pericoloso stare nel contesto di una colonia) né possono essere adottati perché non socializzano con gli umani. Per questo normalmente le oasi sono spazi fisici recintati con qualche spazio coperto per garantire un riparo ai felini feriti.
Un caso fra tanti
Tornando alla bonifica del sito Caffaro, era andata peggio nel Milanese, a Rogoredo, dove la ditta si era ritrovata a dover gestire una colonia acquatica. In quel caso, lo scavo realizzato durante un cantiere si era mano a mano riempito d’acqua ed erano nati dei pesci gatto che proprio lì sono cresciuti e hanno creato il loro habitat.
Questo fatto aveva creato un gran trambusto: erano sorti diversi comitati per manifestare a difesa della tutela delle bestiole. Tanto che la bonifica, arrivati a quel punto esatto del sito, si è interrotta per una breve parentesi temporale, giusto il tempo di fare intervenire la Polizia provinciale: «Sono attivati muniti di gommone e di retino e, con pazienza, si sono messi a catturare i pesci gatto». Poi, la bonifica ha riazionato i motori. Motori che a Brescia non si prevede di mettere in stand-by.
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