Caccia, via il nodo valichi ma resta quello degli anellini

Nell’assemblea di ieri di Federcaccia il presidente Giacomo Lanzini ha tracciato lo stato del mondo venatorio
L'assemblea di Federcaccia - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
L'assemblea di Federcaccia - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
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Si è svolta ieri a San Zeno, nella sala del ristorante «Il forchettone» l’assemblea provinciale di Federcaccia. Sul tavolo restano i nodi ormai storici del settore, ovvero quelli dei valichi e degli anellini. «Federcaccia, nazionale e regionale, ha immaginato un percorso di modificasse alla legge quadro che potesse essere attuata in tempi rapidi, per ovviare alla grave situazione degli effetti della sentenza del Tar di maggio con la chiusura di 475 valichi in regione» ha detto Giacomo Lanzini, presidente provinciale di Federcaccia.

«Sui valichi, con un’azione congiunta predisposta da Buconi, Bruni, Bertacchi, dell’on. Bruzzone, dell’assessore Beduschi, con l’appoggio di Coldiretti nazionale, e dei politici del Governo, in due mesi prima la Camera quindi il Senato hanno modificato la legge, riportando la dizione di rotte di migrazione e non più di valichi. In tre mesi abbiamo avuto una legge nazionale e subito dopo, grazie a Floriano Massardi, una legge regionale cambiata recependo le variazioni nazionali».

Quindi Lanzini ha ricordato come a gennaio sia stata ricordata la figura di Giacomo Rosini, a venticinque anni dalla sua scomparsa. «Più che una commemorazione, è stata l’occasione per ribadire l’attualità di un uomo che ha saputo rivoluzionare l’identità venatoria italiana, traghettandola verso una moderna cultura ambientale» ha detto il presidente. «Rosini ebbe l’intuizione, una volta sottratta la caccia alla dimensione puramente sportiva del CONI, di inserirla nel contesto sociale e gestionale del territorio. Una scelta lungimirante».

Poi la relazione del presidente ha toccato gli ATC riguardano lo stato dei terreni e degli ambienti, riferiti al possibile rilascio di selvaggina, ed al migliore possibile risultato dalle immissioni. «La necessità primaria è la produzione agricola, ma crediamo che qualche accorgimento, che non cambi quantità o qualità delle produzioni, possa essere messo in atto per una maggiore vivibilità possibile per la fauna» è stato detto.

Auspicata la creazione di un tavolo di lavoro che, a fronte dell’impegno dei cacciatori per le emergenze nutrie e Psa inviti tutti ad una collaborazione vera e fruttuosa per l’ambiente animale. Altra emergenza sul tavolo è il ritorno dei grandi predatori in Zona Alpi, acclarata anche da recenti censimenti di Regione Lombardia, «che ci preoccupa come cacciatori ma soprattutto come cittadini fruitori della montagna».

Mentre si attende che venga dipanata la questione degli anellini con l’ipotesi di un rinvio con i ricorsi tra Tar e Consiglio di Stato al 2028, resta il tema di fondo della caccia «regolamentata, selettiva, rispettosa dell’ambiente come equilibrata gestione, conoscenza e cultura; un modo di vivere il territorio che presuppone rispetto e competenza, non crudeltà».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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