Bresciani tra lavoro e cura: cosa cambia con la nuova Legge 106

Raggi (Acli): «Per il malato è previsto un nuovo congedo di 24 mesi, ma è poco appetibile in quanto non retribuito»
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Legge 106: le novità per i malati
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Migliaia di bresciani si trovano a dover conciliare il lavoro con la cura quotidiana di un genitore anziano o di un familiare malato. Visite mediche, esami, terapie, assistenza continua: l’impegno richiesto, in molti casi, è rilevante. Un sostegno arriva dalla Legge 104, in vigore dal febbraio 1992, che prevede permessi mensili e congedi straordinari. Una norma pensata per chi assiste, ma anche per chi convive ogni giorno con la propria disabilità. Un aiuto importante, che però non sempre è sufficiente a rispondere alle vere esigenze di persone fragili e caregiver.

A prevedere misure aggiuntive è ora la Legge 106 del 18 luglio 2025: non una svolta, ma comunque una boccata d’ossigeno. La prima novità rilevata da Fabio Raggi, direttore del patronato Acli di Brescia, è «l’estensione del focus dal lavoratore che assiste al lavoratore che ha bisogno di assistenza. Nel dettaglio al dipendente pubblico o privato malato oncologico, con patologia cronica o invalidità superiore al 74% viene offerta la possibilità di usufruire di un congedo non retribuito della durata di 24 mesi». Una sorta di aspettativa (richiedibile al datore di lavoro già dallo scorso agosto), che consente di preservare il posto di lavoro, ma che – non prevedendo alcun indennizzo e nemmeno una copertura a fini pensionistici – «risulta poco praticabile – sottolinea il direttore – in ragione del fatto che le persone fragili devono affrontare tante spese. In pochi, quindi, beneficeranno di questa nuova misura».

Da gennaio

L’altra novità, che scatta invece il prossimo gennaio, è rappresentata dalle «10 ore di permesso all’anno, trattate economicamente come la malattia, che verranno concesse alla persona con disabilità o al genitore di un minorenne nelle stesse condizioni di salute, non ad altri caregiver». In aggiunta la Legge 106 riconosce la priorità di accesso allo smart working ai lavoratori con malattie oncologiche, invalidanti e croniche compatibilmente con il tipo di mansione svolta e le esigenze organizzative dell’azienda. Lo sguardo, per la prima volta, viene rivolto anche ai lavoratori autonomi: potranno sospendere incarichi continuativi fino a un massimo di 300 giorni.

Con la legge 106 novità anche per i cargiver
Con la legge 106 novità anche per i cargiver

«Un piccolo passo avanti – commenta Raggi – nella giusta direzione, ma pur sempre piccolo» che si aggiunge a ciò che la Legge 104 prevede già. Ossia permessi e congedo straordinario. Relativamente ai primi c’è una distinzione: «Per i caregiver sono tre giornate di permesso al mese frazionabili in ore. Mentre per chi ha ottenuto la 104 per se stesso si tratta sempre di tre giorni al mese che possono essere trasformati in permessi giornalieri da un’ora per chi lavora meno di 6 ore al giorno e da 2 ore per chi dovrebbe lavorare 6 ore o più al giorno».

Quanto al congedo straordinario (due anni retribuiti al 100%) «può essere richiesto solo dal caregiver, in via prioritaria dal coniuge, poi seguendo l’ordine di priorità previsto dalla normativa, dai genitori, dai figli, fino ad arrivare al terzo grado di parentela, se tutti i soggetti che precedono risultano essere mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti. Il caregiver beneficiario di questa misura, inoltre - precisa Raggi -, deve risiedere con la persona malata, a differenza dei permessi mensili per i quali non è richiesta la stessa residenza».

Quanti sono

Migliaia sono i lavoratori bresciani – pubblici e privati – interessati dalla 104 e dalla 106. Basti pensare che solo al patronato Acli sono arrivate «lo scorso anno 1.900 domande di permessi mensili e 450 di congedo straordinario. Quest’anno le prime sono 1.200 e le seconde 410. Il trend fino al 2025 era in aumento, poi – spiega Raggi – la sperimentazione della Legge sulla Disabilità in corso da gennaio nel Bresciano ha ridotto il numero delle pratiche di disabilità espletate (in passato erano 30mila certificati all’anno, ndr) e di conseguenza ci sono state meno richieste di nuovi permessi». Richieste che, nel caso dei congedi straordinari, possono essere presentate dalla stessa persona più volte l’anno per alcuni mesi ogni volta.

Numeri importanti – che, come i precedenti, riguardano solo i dipendenti del privato (quelli del pubblico seguono altre vie) – ci sono stati forniti anche dagli altri patronati. Inas-Cisl nel 2024 ha seguito 107 richieste di permessi mensili di lavoratori disabili e 739 di caregiver, diventate quest’anno 73 e 430. A queste si aggiungono 205 richieste di congedi straordinari presentate nel 2024 e 211 nel 2025. Infine Inca-Cgil si è occupato di 900 permessi mensili nel 2023 e mille nel 2024 e di 450 congedi nel 2023 e 600 l’anno scorso. I numeri rendono l’idea di quanto, in una società che invecchia e deve confrontarsi sempre più con le patologie croniche, la richiesta d’aiuto sia alta. E la risposta, purtroppo, non sempre sufficiente.

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