Tre Unità pastorali della Diocesi per formare un’unica «zona» del centro a Brescia. È la configurazione che verrà assunta nei prossimi mesi dalle parrocchie del centro storico cittadino: ne hanno discusso ieri i parroci del territorio, assieme al provicario generale della Diocesi, monsignor Carlo Tartari. «La zona del centro si allarga all’unità pastorale di viale Venezia», spiega monsignor Giovanni Manenti, che gestisce le parrocchie di Sant’Afra, Sant’Alessandro, San Lorenzo e Santa Maria in Calchera.

La scelta unisce tre Unità pastorali «di quella che si chiamerà zona centro», racconta. Le unità pastorali saranno le due attuali del centro più le parrocchie della zona di Sant’Eufemia. La prima Up comprende le parrocchie di San Nazaro e Celso, Sant’Agata, San Giovanni e San Faustino e Giovita. La seconda è formata da San Lorenzo, Sant’Alessandro, Sant’Afra, San Gottardo, Santa Maria in Calchera e il Duomo. L’ultima Unità pastorale - quella che andrà ad aggiungersi alle due preesistenti - è quella che invece comprende la parrocchia del Buon Pastore, quella di San Francesco di Paola e quella di Santo Stefano.
In trasformazione
Si tratta dell’ultimo tassello in ordine di tempo di una trasformazione generale delle parrocchie del centro: «Siamo passati da una Unità pastorale a tre», racconta monsignor Manenti. Tra chi ha visto nascere l’Up del centro c’è monsignor Gianbattista Francesconi, vicario zonale del centro storico: «Quando sono arrivato l’unità pastorale si identificava con la zona, ogni due parrocchie c’era un parroco, più la cattedrale: poi il cambio dei parroci ha creato dinamiche nuove».
Una volta compiuta la riconfigurazione, le Unità pastorali della zona centro, spiegano i sacerdoti, rifletteranno su come organizzarsi: «Ad esempio, decideranno se celebrare insieme il triduo pasquale invece che da soli. Potrebbero poi esserci eventualmente delle riduzioni delle messe», spiega mons. Manenti. Nonostante le trasformazioni, la zona del centro rimane vitale: «C’è la Pastorale giovanile - prosegue Manenti -, ma anche gli oratori come San Faustino e Giovita, che sono realtà radicate nel tempo. E poi ci sono le comunità dei religiosi: il convento di San Francesco, la congregazione di San Filippo Neri in via Pace, il convento di Santa Maria delle Grazie, i frati di San Gaetano, i Carmelitani del Castello».
E poi le comunità cristiane che provengono dall’estero: «Sono una presenza importante nel tessuto del centro - afferma mons. Manenti -. Ci sono la comunità ucraina, quella filippina e cingalese. Celebrano nelle nostre chiese, sono ben integrate e regalano un volto nuovo alla nostra realtà diocesana».



