Cronaca

Crediti fittizi, chiesta l’archiviazione per Cellino: fu lui la vittima

Gianluca Alfieri e l’intermediario bresciano Andrea Piceni avrebbero ordito il raggiro ai danni dell’ex patron delle rondinelle
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

Massimo Cellino - © www.giornaledibrescia.it
Massimo Cellino - © www.giornaledibrescia.it

La Procura della Repubblica di Brescia ha chiesto l’archiviazione dell’ex presidente del Brescia Massimo Cellino nell’ambito dell’inchiesta sulla compravendita di falsi crediti di imposta utilizzati dal Brescia Calcio per regolarizzare gli adempimenti fiscali di parte della stagione 2024/2025, che poi si concluse con la penalizzazione e la retrocessione in C delle Rondinelle.

Per la procura Cellino fu sostanzialmente vittima di un raggiro che avrebbero ordito a suo danno Gianluca Alfieri, il 25enne di origini irpine con studio in via Montenapoleone a Milano che avrebbe venduto i crediti fittizi, l’intermediario bresciano Andrea Piceni, e il commercialista e consulente del Brescia Calcio, bresciano a sua volta, Marco Gamba.

Il sostituto procuratore Jacopo Berardi ha chiuso le indagini nei loro confronti e nei confronti dell’imprenditore Danilo Porcile, imprenditore avellinese, arrestato carcere per una maxitruffa da 1,7 miliardi di euro legata agli ecobonus, e al broker di Lamezia Terme Francesco Scalercio.

La ricostruzione

Secondo la ricostruzione della Procura di Brescia, il «gruppo Alfieri Spv», formalmente amministrato da Gianluca Alfieri, sarebbe stato in realtà creato da Porcile e Scalercio «con il preciso scopo di commercializzare crediti d’imposta inesistenti». Per gli inquirenti si trattava di una società «priva di una sede effettiva, non iscritta all’elenco delle società veicolo della Banca d’Italia e inadempiente sotto il profilo fiscale».
Nonostante l’assenza di dipendenti, la società avrebbe movimentato milioni di euro, cedendo crediti fiscali utilizzati anche da Brescia e Trapani per il pagamento dei contributi previdenziali.
La Procura sostiene inoltre che Alfieri, Gamba, Scalercio e Piceni, «con più atti esecutivi riconducibili a un medesimo disegno criminoso» e in concorso con Porcile e altri soggetti ancora da identificare, abbiano «indotto in errore» non soltanto il presidente del Brescia Calcio Massimo Cellino, ma anche gli amministratori di altre tre società, ottenendo così un profitto ritenuto illecito pari a 3 milioni e 900 mila euro.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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