Bonifica della ex Piccinelli: c’è la strategia, ma mancano i fondi

Per il sito che «nasconde» 1.800 tonnellate di scorie radioattive caratterizzazione in primavera
Un'immagine d'archivio dell'ex Cava Piccinelli - Foto Eden © www.giornaledibrescia.it
Un'immagine d'archivio dell'ex Cava Piccinelli - Foto Eden © www.giornaledibrescia.it
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Il piano di caratterizzazione e la «fase A» del progetto esecutivo sono pronti, il primo preventivo c’è, i soldi no. L’iter dell’ex discarica Piccinelli – da decenni cimitero di 1.800 tonnellate di scarti di acciaieria impregnati di Cesio 137 e di altri rifiuti classificati come pericolosi – ha una road map definita sulla carta, ma inceppata nella pratica.

Il grattacapo che sta facendo perdere il sonno agli enti è il più antico di sempre: pochissimo denaro a disposizione e un elenco di risanamenti (e di emergenze) ambientali che fatica ad accorciarsi. E ora il percorso si divide in tre: bando regionale; indagini puntuali che passeranno il sito sotto lo scanner per capire quanti soldi serviranno per esiliare le scorie radioattive; caccia ai fondi, bussando alla porta del Ministero.

Prima fase: 10 milioni

È una storia antica e complicata, quella della ex cava incastrata tra le vie Cerca e Serenissima, a pochi passi dal Parco delle cave di Buffalora. Gli aggiornamenti sul suo destino sono arrivati ieri pomeriggio durante la commissione Ambiente presieduta da Roberto Cammarata. La vicenda è finita infatti sul groppone del Comune, perché l’ente si trova a dover agire sul comparto in via sostitutiva su incarico della Prefettura (a cui è affidata la competenza dei siti radioattivi). A che punto siamo quindi? Per capirlo, bisogna seguire la divisione tracciata sul mappale che fa sfioccare il dossier in due procedure separate.

Il primo capitolo è quello della cosiddetta «fase A» e riguarda i 3.700 metri quadrati in cui «dormono» i rifiuti pericolosi (non quelli contaminati da Cesio 137). Per rimuoverli e per ripristinare quella porzione del sito, stando ai preziari regionali, servono ben 10 milioni di euro. «Abbiamo presentato un’istanza di finanziamento alla Regione – spiega l’assessora alla Transizione ecologica, Camilla Bianchi –: la richiesta è risultata idonea, ma siamo quarti in graduatoria». Cioè? Cioè siamo in sostanza «in lista d’attesa», perché neppure la Lombardia in questo momento ha tesoretti disponibili. Se non subentreranno casi più urgenti, la ex cava sarà però la prossima destinataria.

La radiografia

Capitolo numero due: i 27.240 metri quadrati che completano il sito, un perimetro che include i 4mila mq della ex Cagimetal, vale a dire l’area in cui sono sotterrate le scorie radioattive. Qui la procedura è più complessa, perché prima di formulare un preventivo serve capire nel dettaglio la profondità e la distribuzione della contaminazione. Ecco perché il primo punto all’ordine del giorno è la caratterizzazione del comparto. Che funzionerà così: la ex cava sarà analizzata di dieci metri in dieci metri; indagini e sondaggi saranno eseguiti in 43 punti (quelli che, tecnicamente, si chiamano «maglie»), fino a comporre una sorta di radiografia completa e, soprattutto, necessaria per azionare i cantieri.

Per mettere in moto queste analisi esplorative è stato indetto un bando d’appalto. «Il progetto esecutivo è stato redatto dalla società Ramboll Italy, la gara è conclusa e sono in corso le verifiche di congruità – precisa Bianchi insieme all’ing. Susi Canti –. L’importo complessivo è di 467.567 euro». Insomma, qualche settimana e – ricorsi permettendo – entro la primavera la macchina della caratterizzazione può mettersi in moto.

Soldi e ipotesi

Per questo incarico, infatti, i fondi ci sono: si tratta del milione di euro che il Ministero, attraverso la Prefettura, aveva già erogato per Brescia, un fondo già risicato in partenza: tanto che la pulizia del sito da un lato e la caratterizzazione dall’altro «si mangeranno» pressoché del tutto. La fase clou, ovvero la messa in sicurezza e la gestione dei rifiuti stoccati nel sito (smaltimento incluso), al momento è orfana di budget. Per rendere efficace la caccia ai fondi, però, serve una stima di quanti ne serviranno: «Saranno cifre molto importanti» non nasconde Bianchi. Quanto importanti dipenderà da quale strada si sceglierà di percorrere.

A Buffalora l'area racchiude due tipologie diverse di rifiuti
A Buffalora l'area racchiude due tipologie diverse di rifiuti

Le ipotesi sono tre: la messa in sicurezza con la realizzazione di un sarcofago sul posto nel quale confinare le scorie radioattive (l’opzione più gradita a Roma, perché più economica e perché consentirebbe di realizzare un deposito in cui convogliare anche altri scarti radioattivi). C’è poi la possibilità della bonifica con la rimozione dei 1.800 metri cubi di scorie (il preventivo di qualche anno fa azzardava un investimento tra i 15 e i 20 milioni). Infine, c’è la soluzione metà e metà: una parte di rifiuti potrebbe viaggiare verso discariche idonee e un’altra parte potrebbe essere messa in sicurezza in un bunker sì, ma in formato mini. 

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