Per la Corte di Assise di Brescia non ci sono dubbi. Tra le persone che hanno piazzato l’ordigno esploso la notte del 18 dicembre 2015 davanti all’ingresso della scuola PolGai di via Veneto in città c’era anche Juan Antonio Sorroche, l’anarchico spagnolo che si trova già in carcere per l’analogo episodio alla sede della Lega di Villorba, alle porte di Treviso.
Con la sentenza emessa il 15 gennaio infatti il Tribunale di Brescia ha aggiunto cinque anni alla condanna a 14 che lo spagnolo sta già scontando per i fatti di Treviso.
La sentenza

Nelle 120 pagine di motivazioni, la presidente Cristina Amalia Ardenghi elenca gli elementi che, presi tutti insieme, costituiscono «una visione globale e la convergenza dei dati in un’unica direzione sono in grado di svelare la traccia sottostante e gli elementi di connessione esistenti, così da comporre un quadro unitario avente adeguata capacità dimostrativa».
Tra gli elementi pesano il fatto che la rivendicazione dell’attentato, con specifici errori grammaticali, sia stata certamente scritta da uno spagnolo, che l’uomo che portava il borsone lo reggeva con la sinistra, Sorroche è mancino, e il fatto che proprio a Brescia e tra gli anarchici bresciani lo spagnolo avesse solidi contatti ma soprattutto le analogie tecniche con gli ordigni di Villorba. Tra gli elementi anche tracce di Dna misto, compatibili con quelle di Sorroche, ricavate dalla maniglia del borsone che conteneva la bomba.
La finalità
Per quello che riguarda il tema della finalità poi, la Corte rileva nell’attentato: «Una chiara matrice e finalità terroristica, perché si inserisce in un consolidato contesto ideologico, l’anarco-insurrezionalismo, che predica la violenza come forma di lotta contro lo Stato e le sue istituzioni democratiche. Tanto si desume sia dall’obiettivo colpito, sia dalle ragioni ideologiche sottese, ben esplicitate nel testo della rivendicazione, laddove gli autori dell’attentato, pur definendo l’azione simbolica per fare danni materiali, chiariscono il senso del gesto come un attacco armato contro lo Stato».




