Cronaca

«La bambina subì maltrattamenti», condannata assistente ad personam

La Corte d’appello rivede in peggio la sentenza nei confronti della maestra di sostegno di una scuola della Bassa e la condanna a 2 anni e mezzo
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

L’intervento dei carabinieri nella scuola frequentata dalla bambina
L’intervento dei carabinieri nella scuola frequentata dalla bambina

Due anni e sei mesi. Un anno e mezzo in più rispetto al primo grado. Questa la condanna con la quale si è chiuso il processo di appello nei confronti di un’assistente ad personam di una scuola elementare della Bassa accusata di maltrattamenti e lesioni, risalenti alla primavera del 2022, ai danni di un’alunna con disabilità cognitive che all’epoca dei fatti frequentava la seconda.

Accreditate le accuse

La prima sezione penale della Corte d’appello (presidente Francesco Nappo, a latere Roberto Gurini e Greta Mancini) ha accolto la ricostruzione del sostituto procuratore generale Umberto Vallerin e pure la sua richiesta di pena. Secondo l’accusa schiaccianti le immagini registrate delle microspie fatte installare nell’aprile di quattro anni fa dal sostituto procuratore Alessio Bernardi all’interno della classe frequentata dalla bambina subito dopo la denuncia sporta dai suoi genitori. Eloquenti per gli inquirenti anche le parole con le quali la bambina stessa, per spiegare l’origine di alcuni ematomi, indicò la sua assistente ad personam.

Sentenza ribaltata

Quale sia stato il ragionamento che nel chiuso della camera di consiglio ha portato i giudici a riformare la sentenza di primo grado è presto per dire. Occorrerà attendere le motivazioni per le quali il collegio si è preso novanta giorni. Una cosa è certa: la decisione ribalta le conclusioni alle quali erano arrivati i giudici di primo grado, che esclusero i maltrattamenti, ritenendo che non fosse provata uno degli elementi costitutivi del reato, la ripetitività degli episodi.

In questi termini, anche in appello, si sono espressi i difensori dell’assistente ad personam. Nel corso dei loro interventi gli avvocati Marco Soldi e Piergiorgio Vittorini, tra le altre cose, hanno sottolineato come nel fascicolo delle prove non vi sia nulla in grado di testimoniare un atteggiamento abitualmente vessatorio e che anzi diversi testimoni, ma anche le stesse videoregistrazioni, abbiano dato conto di un rapporto disteso e affettuoso tra la piccola alunna e la sua assistente. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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