Autolavaggio ispezionato: «Pago gli errori, ma non sono un delinquente»

A parlare, dopo i controlli dei carabinieri, è il titolare dell’attività di viale Sant’Eufemia, Antonio Berardi: «L’attività non è mai stata chiusa e la mia fedina penale resterà pulita»
Antonio Berardi nel suo autolavaggio lungo viale Venezia
Antonio Berardi nel suo autolavaggio lungo viale Venezia
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Prima i controlli da parte dei carabinieri e poi la notizia delle sanzioni e della sospensione dell’attività con tanto di denuncia. Per Antonio Berardi, 36 anni titolare dell’autolavaggio «Brixia Lotis» di viale Sant’Eufemia a Brescia sono stati giorni particolarmente pesanti. Ma non per le sanzioni, «quelle le pagherò – specifica –, ma per quello che si è detto e per alcune inesattezze. Questo mi ha ferito molto, tanti clienti mi hanno chiamato per sapere cosa fosse successo». 

Le precisazioni

Ma andiamo con ordine. «La scorsa settimana, giovedì 9 aprile – spiega Berardi – ho ricevuto un controllo da parte delle autorità competenti». Un’operazione congiunta che ha visto impegnati i carabinieri del Nil (Nucleo ispettorato del lavoro) e della Forestale. «Un controllo serio, come è giusto che sia – continua –. Durante le verifiche sono emerse alcune irregolarità di tipo burocratico w amministrativo. Non mi sono nascosto, non ho cercato scuse: mi sono preso le mie responsabilità e pagherò ogni sanzione amministrativa con il sudore del mio lavoro. Stiamo parlando di circa 12mila euro. Quello che però non accetto è tutto il resto. Non è vero che la mia attività è stata chiusa. Non è vero che sono stato denunciato». 

In effetti l’attività di Berardi non ha mai chiuso i battenti, nemmeno per un secondo. Infatti, lui e la sua famiglia hanno pagato subito l’ammenda di 1.000 euro e il provvedimento di sospensione è stato immediatamente revocato, come si evince dalle carte che è stato in grado di fornire. 

Sulla denuncia Berardi ha sostanzialmente ragione, formalmente la questione è più complessa. Il 36enne è stato deferito all’autorità giudiziaria per una serie di violazioni in materia di sicurezza sul lavoro, omessa sorveglianza sanitaria, mancata formazione dei lavoratori e installazione illecita di impianto di videosorveglianza. Ma trattandosi della cosiddetta «denuncia-ammenda», con il pagamento da parte del titolare (oblazione) di quanto stabilito si estingue il reato. Dunque non si procede e in questo senso la fedina penale non verrà «sporcata».

Lo sfogo

Ma è tutto quello che è successo dopo che ha ferito Berardi. «È facile distruggere l’immagine di una persona. È molto più difficile costruire qualcosa dal nulla, giorno dopo giorno. Io e la mia famiglia per arrivare fino a qui abbiamo sputato sangue. Non ci è stato regalato niente. Dietro a questa attività non ci sono solo io: ci sono sette famiglie che ogni mattina si svegliano e vengono a lavorare con dignità, per guadagnarsi onestamente da vivere. Persone che, come me, cercano solo una cosa semplice: portare a casa il pane. Questa non è solo un’azienda. È il risultato di sacrifici veri, di mani sporche di lavoro».

Anche perché l’autolavaggio di Antonio Berardi è diventato un punto di riferimento per auto importanti. «Io sono questo: una persona umile, forte, ma anche umana. E sì, in questo momento sono anche ferito. Perché questa bufera mediatica non ha colpito solo il mio lavoro, ma anche la mia famiglia. Ma voglio dirlo chiaramente: io non ho fatto del male a nessuno. Non ho mai avuto problemi penali, mai, nemmeno per una sciocchezza. Ho sempre lavorato a testa bassa, con le mani sporche e la coscienza pulita. E io so cosa sono: un uomo che ha sbagliato, sì, ma che non ha mai smesso di lavorare onestamente».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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