«Avviso orale dopo la manifestazione, il questore vieta il dissenso»

Gli attivisti di Magazzino 47 e Onda studentesca: «Abbiamo ricevuto il provvedimento dopo un corteo pacifico, presidiato dagli agenti della Digos»
Il gruppo di attivisti - © www.giornaledibrescia.it
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«Abbiamo ricevuto un avviso orale da parte del questore semplicemente per aver manifestato pacificamente il nostro dissenso. Cosa che di questi tempi, a Brescia, non si può fare, semplicemente perché al questore Paolo Sartori non piace».

A parlare sono Michele Borra, Gabriele Bernardi e Matilde Zanardelli del centro sociale Magazzino 47 e del collettivo Onda studentesca. Lo fanno in via Botticelli, proprio sotto la finestra del numero uno della questura che nei giorni scorsi ha notificato loro il provvedimento amministrativo con il quale li invita a modificare il loro comportamento e al rispetto delle leggi.

Le testimonianze

Quali leggi, obiettano i tre, non si capisce. «I fatti per i quali siamo stati avvisati – spiega Borra – risalgono al 24 gennaio scorso, ad una manifestazione che avevamo annunciato e che si è trasformata in un corteo pacifico in accordo con gli agenti della Digos che lo stavano presidiando, anche per evitare reciproche interferenze con gli alpini che stavano celebrando l’anniversario di Nikolajewka. Quindi o c’è stato un difetto di comunicazione o gli agenti e il questore non conoscono le leggi, anche se pare improbabile. La sensazione è che il dottor Sartori ci consideri pericolosi solo perché manifestiamo il nostro dissenso. Sarebbe bene che i vertici di questa città, a partire dalla sindaca, prendessero posizione e difendessero il diritto di tutti di manifestare la propria contrarietà».

Di deriva autoritaria parla Gabriele Bernardi. «Questi provvedimenti – ha detto il secondo attivista avvisato dal questore – sono in linea con la linea autoritarista perseguita dal governo Meloni, che con più strumenti sta cercando di zittire chi non si allinea: dai pacchetti sicurezza, al referendum sulla giustizia».

Partecipazione politica 

«Gli avvisi orali che abbiamo ricevuto – conclude Matilde Zanardelli – sono tasselli di un disegno politico preciso che mira a silenziare una generazione che alza la testa contro guerra, sfruttamento e precarietà. A chi pensa di intimidirci con un foglio di carta rispondiamo che la partecipazione politica non è una concessione della questura ma un diritto che esercitiamo collettivamente, e che nessun dispositivo amministrativo potrà trasformare l’impegno sociale in una colpa, perché la vera anomalia non è chi manifesta contro un sistema ingiusto ma un sistema che considera pericoloso chi lo critica». Il questore Paolo Sartori non ha voluto entrare nel merito e ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione.

Le risposte

«Siamo alla follia: a Brescia si arriva a organizzare una conferenza stampa contro il questore perché applica la legge. Ha rafforzato controlli e misure di prevenzione contro illegalità e violenza. È il suo dovere. È ciò che i cittadini chiedono – dichiara a difesa di Sartori la deputata di Fratelli d’Italia Cristina Almici –. È gravissimo attaccare chi, in uniforme, opera ogni giorno anche a rischio della propria incolumità per tutelare tutti noi».

Anche Simona Bordonali, deputata della Lega, si schiera dalla parte del questore: «Quando chi rappresenta lo Stato viene messo sotto accusa durante una conferenza stampa per aver fatto rispettare la legge, significa che si è superato un confine molto pericoloso – evidenzia –. Organizzare iniziative pubbliche contro il questore significa delegittimare chi sta facendo il proprio dovere. È un gesto irresponsabile che alimenta sfiducia nelle istituzioni».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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