Cronaca

Artemis, equipaggio rientrato dalla Luna: recupero tra le difficoltà

La capsula Orion è ammarata nell’oceano Pacifico, al largo della California: a causa delle forti correnti non è stato possibile stabilizzare il veicolo e accompagnarlo in sicurezza
epa12881907 A handout screen grab taken from a video and made available on 10 April 2026 at 18:08 CST by the National Aeronautics and Space Administration (NASA) shows the Orion spacecraft 'Integrity' during splashdown in the Pacific Ocean, 10 April 2026. EPA/NASA HANDOUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES
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L'ammaraggio della capsula Orion

La capsula Orion è ammarata nell’oceano Pacifico, al largo della California, a sud-ovest di San Diego. Si conclude così la missione Artemis II che, a 56 anni dal volo di Apollo 8, ha riportato un equipaggio nell’orbita della Luna. Sono rientrati sulla Terra gli astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen. Il rientro è avvenuto senza problemi: i paracadute si sono aperti regolarmente rallentando la capsula. 

«È stata una missione perfetta» – ha detto l’amministratore della Nasa, Jared Isaacman, subito dopo l’ammaraggio, mentre attendeva l’arrivo della capsula a bordo della nave di recupero –. «Sono senza parole, è stato un momento incredibile. È anche il risultato di un grande lavoro di squadra, insieme ai nostri partner internazionali». Isaacman ha ricordato l’accordo firmato recentemente con l’Agenzia spaziale italiana per la realizzazione di un modulo destinato alla futura base lunare.

«Stiamo costruendo una presenza duratura sulla Luna». Gli astronauti, ha aggiunto, «hanno dimostrato di essere grandi professionisti, grandi comunicatori e anche poeti: veri ambasciatori dell’umanità». I dati raccolti nella missione «sono preziosi per preparare Artemis III» e già dal 20 aprile inizieranno le attività nell’edificio di integrazione dei veicoli (Vab) del Kennedy Space Center.

Recupero complesso

Le operazioni di recupero hanno però registrato un fuori programma. Gli astronauti sono usciti dalla capsula Orion aiutati dal personale, ma non sono stati trasferiti subito sulla nave. A causa delle forti correnti non è stato possibile stabilizzare il veicolo e accompagnarlo in sicurezza. Mentre il personale medico entrava nella capsula per assistere l’equipaggio, un gruppo di sommozzatori, giunto con gommoni, ha tentato di sistemare il collare di stabilizzazione, una sorta di grande salvagente necessario a mantenere in equilibrio Orion. Dal centro di controllo Nasa di Houston il direttore di volo ha richiamato il personale operativo. Dopo oltre un’ora e mezza dall’ammaraggio si è deciso di far uscire i quattro astronauti, aiutandoli a salire sui gommoni.

In mare aperto gli astronauti sono stati quindi recuperati dagli elicotteri della Marina militare statunitense, che li hanno trasferiti sulla nave quasi due ore dopo l’ammaraggio. Victor Glover e Christina Koch sono stati i primi ad affacciarsi dal portellone dell’elicottero, rimanendo per qualche istante seduti sul bordo. Poco dopo sono arrivati anche il comandante Reid Wiseman e Jeremy Hansen su un secondo velivolo. Ad accoglierli, tra gli altri, lo stesso Isaacman. Tutti e quattro sono apparsi sorridenti e hanno raggiunto a piedi, seppur con passo incerto, l’infermeria di bordo per i controlli medici.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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