Addio a Franco Castrezzati, la voce simbolo della strage di piazza Loggia

È morto il sindacalista che stava parlando nel momento dell’esplosione il 28 maggio 1974
Franco Castrezzati il giorno della strage di piazza Loggia - © www.giornaledibrescia.it
Franco Castrezzati il giorno della strage di piazza Loggia - © www.giornaledibrescia.it
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La sua voce resterà legata per sempre a quella mattina del 28 maggio 1974, allo scoppio tremendo che fece strage fra i manifestanti che gremivano piazza della Loggia e al boato che soffocò le sue parole, mentre metteva in guardia dalla preoccupante rinascita di un neofascismo aggressivo. Ma la sua vita, tutta intera, è un’icona d’un secolo di storia italiana. Franco Castrezzati si è spento alla soglia dei cent’anni. Li avrebbe compiuti il 21 aprile. Se ne va dopo una lunga malattia che lo aveva fiaccato nel corpo, ma non nello spirito.

Era nato a Cellatica, da una famiglia contadina, di mezzadri, nel 1926. Era ragazzo quando Mussolini trascinò l’Italia nella guerra. Non rispose, nel ’43, alla chiamata alle armi della Repubblica sociale di Salò e aderì alla Resistenza. Per questo venne imprigionato e si fece sette mesi di carcere. Approfittò di un bando di condono per fuggire e tornare tra i partigiani. Venne di nuovo catturato e portato in un campo di concentramento per essere deportato in Germania. Un bombardamento gli permise di fuggire di nuovo e di aggregarsi alla formazione «Tito Speri» delle Fiamme Verdi, nella zona di Ponte di Legno.

Franco Castrezzati salutato da Mattarella il 28 maggio 2024 - © www.giornaledibrescia.it
Franco Castrezzati salutato da Mattarella il 28 maggio 2024 - © www.giornaledibrescia.it

Sapeva bene di cosa parlava, quindi, quando quella mattina del maggio ’74 metteva in guardia dagli «ideali nefasti» della Repubblica di Salò che Almirante stava rilanciando con il suo Movimento sociale italiano, in barba alla Costituzione che proibiva la ricostituzione del partito fascista. Stava elencando i molti episodi di aggressione fascista ai sindacati quando diceva: «A Milano...». E la bomba scoppiò.

Stare su quel palco, quella mattina, per Franco Castrezzati era già testimonianza d’una vita, come membro del Comitato provinciale antifascista e come rappresentante dei sindacati uniti.

Nel sindacato

L’impegno nel sindacato, per la sua indipendenza e per l’unità, è l’altro versante dell’intensa sua vita. Dopo la guerra pensava di tornare a lavorare alla Morcelliana, ma il segretario della Dc di Brescia gli chiese di entrare nell’Anpi come rappresentante della parte cattolica. Un’esperienza tribolata terminata con la scissione fra Anpi e Fiamme Verdi. Castrezzati, in cerca di lavoro, già pensava di partire per l’Argentina, quando venne chiamato come operatore sindacale.

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E' morto Franco Castrezzati

Mentre i sindacati vivevano i momenti concitati della crescita di rappresentanza ma anche di insanabili contrasti interni, Castrezzati, con il sociologo Guido Baglioni, si occupava della formazione dei rappresentanti nelle commissioni interne alle fabbriche e ai luoghi di lavoro. Al vertice della Fim, la federazione dei metalmeccanici Cisl giungeva con il Congresso del 1958 e vi restò per vent’anni esatti, attraversando da protagonista gli anni delle grandi contrattazioni, dello Statuto dei lavoratori e degli Autunni caldi. Stagioni difficili, non prive di qualche momento di sconforto, soprattutto agli inizi.

L’incontro

Ed è in uno di questi che incontrò mons. Giovan Battista Montini, ad una cena organizzata da padre Bevilacqua. Si parlava delle tensioni all’interno dell’Om e di quale atteggiamento fosse saggio tenere. Castrezzati ricordava che fu Montini ad incoraggiarlo: «Se lei è convinto che è per il bene degli operai, faccia quello che deve fare». Nella Fim, Castrezzati è stato elemento di spicco anche a livello nazionale, per poi diventare segretario generale della Cisl bresciana. L’esperienza sindacale terminò con non poche tensioni. Ma si era già negli anni Ottanta e per chi aveva sempre avuto a cuore la giustizia sociale e l’impegno civile, era naturale dedicare il resto della vita al volontariato.

Nella storia

Quella mattina del 28 maggio 1974 lo ha collocato nella storia. La sua voce interrotta dallo scoppio della bomba è diventata il simbolo di una delle stagioni più buie della tribolata storia italiana. Franco Castrezzati non ha mai mancato un appuntamento con il ricordo di quella tremenda mattina. Nel quarantesimo della Strage diceva: «Ho lucido in mente il momento in cui è scoppiata la bomba». Ha sempre invocato la verità. Lo abbiamo visto in piazza, ogni anno, il 28 maggio, anche affaticato e dolorante sulla carrozzina. E la città gli è stata sempre riconoscente per quella testimonianza.

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Il Grosso d'Oro a Franco Castrezzati

Quando il sindaco Emilio Del Bono, in un salone Vanvitelliano gremito e commosso, gli consegnò il Grosso d’oro, massimo riconoscimento cittadino, disse che Franco Castrezzati era «simbolo di una Brescia che dopo la Strage seppe tenere la schiena dritta». Cesare Trebeschi aggiunse che era «l’uomo che ci ha insegnato la differenza tra le cose che costano e quelle che rendono». Mentre lui, commosso fino alle lacrime, si schermiva: «Non merito tutto questo...». Un secolo in un momento: la solidità delle idee, la commozione del cuore.

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