Acque e terreni malati di Cromo, si riapre il caso Forzanini

L’inquinamento c’è (ancora) e si vede. A testimoniarlo sono gli esiti dei monitoraggi eseguiti dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa), a certificarne il focolaio è l’ordinanza della Provincia. Per questo, a distanza di anni, si «riapre» il caso Forzanini: il dossier dell’ex azienda galvanica di casa al civico 62 di via Ancona, a Chiesanuova, è finito (di nuovo) sul tavolo degli enti alla fine dell’anno e ci tornerà attorno al 20 gennaio, quando Ministero dell’Ambiente, Regione, Provincia, Ats, Arpa e Comune di Brescia analizzeranno le contromisure da mettere in atto. Perché i valori del cromo esavalente (elemento chimico tossico e cancerogeno) restano da bollino rosso. E un intervento è ormai necessario.
I dati
Di che valori stiamo parlando? Alti: «Le analisi sulle acque sotterranee – recita la relazione dell’Arpa – hanno confermato una compromissione della falda rispetto al cromo esavalente» (compromissione che, lo ricordiamo, «non riguarda l’acquedotto»). Stando all’ultima ricognizione disponibile eseguita dal dipartimento di via Cantore, infatti, il valore del Cromo VI nelle acque sotterranee – riscontrato nel piezometro Vivaio, situato a valle del sito Forzanini – è pari a 300 microgrammi/litro, a fronte di una soglia massima stabilita in 5 microgrammi/litro. Sessanta volte sopra i limiti di legge.
Che l’attività della ex Forzanini abbia inquinato e che il sito sia da bonificare non è una novità: se ne parla dal 2008, quando l’area sud-ovest della città è finita al centro di enti e Procura insieme al sito Baratti-Inselvini. Poi, gli eredi avevano presentato un progetto sperimentale di bonifica basato sulla bioremediation (biorisanamento), ma la fase pilota, conclusa nel 2018, «ha restituito esiti solo parziali e, quindi, insufficienti» conferma la direttrice dell’Arpa di Brescia, Maria Luisa Pastore, che conferma: «Caffaro e Forzanini restano due dei focolai più importanti di Brescia per quanto riguarda il cromo esavalente». Anche perché, esattamente come era accaduto per il caso Caffaro, anche la barriera idraulica dell’ex azienda di via Ancona era già stata valutata inefficace.
Le opzioni
Cosa succede ora? Sono due i passaggi chiave. Il primo è «istituzionale»: tra una decina di giorni gli enti si risiederanno attorno a un tavolo per valutare le azioni da mettere in campo in modo congiunto. Tanto più che l’ex galvanica è compresa all’interno del perimetro del Sito di interesse nazionale Brescia-Caffaro e che è evidente che, se la ditta non interverrà, la prassi vuole che ad agire in via sostitutiva (per poi rivalersi economicamente sui responsabili) siano gli enti stessi. Tradotto: il Comune di Brescia per quanto riguarda il risanamento del terreno, il Ministero per quanto riguarda invece le acque sotterranee.
A fare da bussola per scandire un cronoprogramma operativo d’intervento e per capire di quale budget un risanamento non più rinviabile avrà bisogno sarà l’esito della campagna di monitoraggio complessiva del Sin, eseguita ad ottobre dall’Arpa (e ora in fase di validazione). Ed è chiaro che la partita dei costi sia la vera patata bollente: una delle verifiche che il tavolo tecnico dovrà compiere, nel caso di un intervento d’urgenza degli enti, sarà capire se i fondi potranno uscire dal «portafoglio del Sin».
In via Padova

E la Baratti-Inselvini? Per il sito industriale di via Padova la situazione è assai diversa. In questo caso, infatti, l’azienda non solo sta ottemperando alla bonifica, ma il risanamento messo in moto sta procedendo a passo spedito e con un buon esito (una prima parte dei cantieri eseguiti è in procinto di essere collaudata).
Per proseguire e completare l’iter, però, i lavori dovrebbero spostarsi nell’area in cui sono posizionati gli impianti che servono per la produzione. Per questo è già stata avviata un’interlocuzione con la Loggia: la Baratti-Inselvini cerca una nuova casa (industriale), così da poter «traslocare» gli impianti in un’altra zona della città e, in parallelo, portare a termine la bonifica dell’area «madre» di Chiesanuova. Senza interrompere la filiera produttiva.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
