L’inquinamento c’è (ancora) e si vede. A testimoniarlo sono gli esiti dei monitoraggi eseguiti dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa), a certificarne il focolaio è l’ordinanza della Provincia. Per questo, a distanza di anni, si «riapre» il caso Forzanini: il dossier dell’ex azienda galvanica di casa al civico 62 di via Ancona, a Chiesanuova, è finito (di nuovo) sul tavolo degli enti alla fine dell’anno e ci tornerà attorno al 20 gennaio, quando Ministero dell’Ambiente, Regione, Provincia, Ats, Arpa e Comune di Brescia analizzeranno le contromisure da mettere in atto. Perché i valori del cromo esavalente (elemento chimico tossico e cancerogeno) restano da bollino rosso. E un intervento è ormai necessario.
I dati
Di che valori stiamo parlando? Alti: «Le analisi sulle acque sotterranee – recita la relazione dell’Arpa – hanno confermato una compromissione della falda rispetto al cromo esavalente» (compromissione che, lo ricordiamo, «non riguarda l’acquedotto»). Stando all’ultima ricognizione disponibile eseguita dal dipartimento di via Cantore, infatti, il valore del Cromo VI nelle acque sotterranee – riscontrato nel piezometro Vivaio, situato a valle del sito Forzanini – è pari a 300 microgrammi/litro, a fronte di una soglia massima stabilita in 5 microgrammi/litro. Sessanta volte sopra i limiti di legge.




