Cronaca

Acqua, Zemello: «Il 2026 è l’anno delle scelte. Dialogo con le società»

Il direttore dell’Ufficio d’ambito di Brescia: «Dobbiamo uscire da un’impasse che dura da troppi anni»
Per la gestione dell'acqua a Brescia il 2026 potrebbe essere un anno decisivo
Per la gestione dell'acqua a Brescia il 2026 potrebbe essere un anno decisivo
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Arriva la Giornata mondiale dell’acqua e oltre alle opere di sensibilizzazione - sacrosante - contro gli sprechi, in molti si chiedono come sia gestito ora il ciclo idrico tra città e provincia. La normativa italiana prevede che ogni Aato (Ufficio d’ambito territoriale) affidi la gestione a un solo soggetto: pubblico, misto o privato tramite gare o modalità in house. Nel 2015 l’assemblea dei sindaci e il Consiglio provinciale deliberarono a favore della nascita di un gestore unico: Acque Bresciane, che ha poi inglobato GardaUno, Aob2, Siv, le altre società pubbliche create dai Comuni e la Provincia di Brescia.

Al tempo si decise anche di affiancare un partner privato ad Acque bresciane, che avrebbe dovuto essere individuato tramite gara e avrebbe dovuto avere una partecipazione tra il 40 e il 49%. Questo passaggio, per far sì che il servizio divenisse misto (pubblico e privato), non si è mai realizzato. Attualmente il ciclo idrico (tolti pochi Comuni della Valcamonica) è gestito in parte da Acque Bresciane e in parte da A2A ciclo idrico, le cui concessioni nei vari Comuni, però, sono scadute o stanno scadendo. Il servizio dovrebbe quindi passare nelle mani del gestore unico, Acque bresciane, ma la successione non è così immediata, perché c’è da tenere in conto la questione economica.

Ne abbiamo parlato con il direttore dell’Aato di Brescia, il dottor Marco Zemello.

Direttore, a che punto siamo con la gestione del ciclo idrico? Acque bresciane ha la forza economica per rilevare il servizio nei Comuni in concessione ad A2A?

Noi abbiamo affidato il servizio ad Acque Bresciane, che è diventato il gestore unico dell’ambito fino al 2045 e quindi dovrebbe subentrare a tutte le concessioni che sono scadute o scadono nel frattempo, un processo che ha bisogno di tempo. Indubbiamente c’è il tema delle gestioni con A2A: queste, da qui al 2032, scadono con valori di investimento che sono effettivamente molto elevati, per cui Acque Bresciane deve pianificare attentamente dal punto di vista economico finanziario il subentro. In questo momento stiamo riflettendo rispetto al tema dell’apertura di Acque Bresciane ad un soggetto privato, che era poi l’impostazione iniziale, secondo la quale entro la fine del 2018 la società avrebbe dovuto dotarsi di un partner privato di minoranza.

Nel 2018 c’è stato anche il referendum provinciale, in cui i bresciani, anche se pochi, hanno deciso che l’acqua doveva rimanere pubblica.

Sì, anche se il referendum ha avuto più un significato politico. Non era abrogativo, ma consultivo e quindi non ha comportato una modifica del sistema di gestione. Oggi Acque Bresciane è un soggetto in house (a cui è stato affidato direttamente un servizio pubblico, ndr) che gestisce da parecchio tempo in solitaria il ciclo idrico. Nessuno però ha mai detto che deve rimanere per sempre così. Per fare questo bisognerebbe cambiare l’accordo che prevede l’entrata in società di un partner privato.

Oltre alla questione politica, c’è però un discorso tecnico…

Certo. Acque Bresciane sta valutando il metodo più efficacie per consolidare la sua gestione e nel frattempo realizzare investimenti. Dobbiamo ricordarci che il servizio non è interrompibile: è dunque chiaro che finché non ha la possibilità di subentrare, deve continuare la gestione di altre società, anche se la loro salvaguardia è terminata. Ci si interroga su questa prospettiva: quali sono gli strumenti finanziari che possono permettere ad Acque Bresciane di dare completezza al percorso che era stato individuato? Nel breve si dovrà arrivare a decidere in che modo la società debba portare avanti il suo ruolo di gestore unico, perché non si può costantemente prorogare una situazione dove di fatto tutto è congelato.

Ma parliamo di mesi o si può arrivare al 2032, quando scadrà anche la concessione su Brescia?

L’Aato si è posto come obiettivo la fine del 2026. Sia noi sia Acque Bresciane stiamo lavorando per cercare di trovare una soluzione nei prossimi mesi.

Facciamo un passo indietro. Acque bresciane dovrebbe versare una quantità di capitali importanti ad A2A, che in questi anni ha investito molto. Di che cifra parliamo?

Sicuramente stiamo parlando di centinaia di milioni di euro. Però è così dappertutto. Per quanto riguarda il nostro territorio il problema è che abbiamo mantenuto per convenienza un soggetto in salvaguardia al quale abbiamo affidato degli investimenti sul territorio gestito. Eravamo obbligati a farlo, anche per non incorrere in infrazioni comunitarie che portano poi a multe. Noi non potevamo chiedere ad A2A di non far più nessun investimento perché la concessione stava o sta andando in scadenza. Abbiamo chiesto che continuasse ad ammortizzare quelli che ha già fatto per permettere ad Acque Bresciane di intervenire in un secondo momento.

In tutto questo la gara per trovare un partner privato ad Acque bresciane è in stand by?

Ci aspettiamo che nella risposta di Acque bresciane si tratti anche questo tema. D’altra parte, in qualche modo bisogna uscire da questa impasse.

I maggiori problemi legati alla gestione dell’acqua da parte delle società pubbliche derivano dalla poca forza d’investimento?

Qualsiasi società pubblica nei diversi Aato in questo momento sta soffrendo il fatto di avere un indebitamento particolarmente eccessivo e quindi anche dei limiti rispetto ai nuovi investimenti. Bisogna dunque trovare formule diverse da quelle del ricorso al debito. E nel caso delle società pubbliche l'unica possibilità alternativa è quella di trovare un soggetto che metta dei capitali per continuare a realizzare gli investimenti.

Al netto di questo, come sta lavorando l’Aato?

Rispetto all’avvio delle operazioni sul nostro ambito, dove c’era una pluralità di gestione, oggi quantomeno operano solo due vettori. C’è stato, e continua a esserci, un passaggio progressivo verso una gestione con due operatori in grado di fare gli investimenti che servono. Il giudizio su quanto è stato fatto è decisamente positivo. Lo dicono i numeri. Abbiamo investito e superato molte situazioni di criticità.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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