Cronaca

AcqueBresciane rompe gli argini e lancia i primi acqua-bond d’Italia

L’annuncio di Toscani al convegno della Lega: 150 milioni, un terzo ai piccoli risparmiatori
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Acquebresciane, Bond per finanziare investimenti
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Mentre la politica discute sul futuro dell’oro blu (è l’eterno grattacapo: dev’essere solo pubblico, restare misto o aprirsi ai privati?), AcqueBresciane salta il dibattito e va sul mercato: emetterà bond per finanziare i propri investimenti. Sarà la prima utility idrica in Italia a farlo. Un passaggio tecnico, certo. Ma anche un segnale pratico (e politico): gestione pubblica sì, ma coi soldi di chi? L’ufficialità è arrivata ieri mattina a Palazzo Gambara, a Bedizzole, dove la Lega lombarda ha riunito vertici ed amministratori per discutere del futuro dell’acqua.

L’operazione

AcqueBresciane in questo momento gestisce 114 territori ed entro il 2032 dovrà acquisirne un altro centinaio. Un passaggio che il presidente, Pierluigi Toscani, definisce problematico, perché «bisogna capire dove reperire circa un miliardo di euro di investimenti, quindi abbiamo deciso di procedere all’emissione di bond». A questo scenario si lavora da tempo: non a caso, la società ha chiesto due dati chiave all’Ato di Brescia, ossia il valore residuo regolatorio (circa 110 milioni) e il rapporto costi-ricavi dei territori da acquisire (calcolo in corso). Due snodi propedeutici per procedere all’emissione di bond per un totale di 150 milioni di euro: «Due terzi attraverso un fondo, un terzo attraverso un partenariato retail, aprendo anche al pubblico – spiega Toscani –. Siamo fiduciosi che l’operazione possa andare a buon fine: ripeto, siamo i primi a farlo e ci crediamo molto, pur sapendo che non sarà sufficiente».

L’appello, stavolta è a chi siede a Palazzo: «Abbiamo bisogno che la politica, romana in primis, apra una linea di finanziamenti per chi gestisce pubblicamente l’acqua. Non chiediamo soldi a fondo perduto, ma accesso al credito. E se vado da una banca e ho anche la città di Brescia, è un altro discorso...». Un messaggio cristallino, che anticipa il futuro assetto del sistema. Intanto, a fine anno, scadono le concessioni dei Comuni della Valle Sabbia, ma il giro di boa è l’ingresso del capoluogo, ancora fissato – all’interno del piano d’ambito – al 2032. E il tempo, rimarca Toscani, è un nemico più ostinato del mercato: «Il nostro mandato è troppo breve. Non si riesce a concludere neppure un grosso progetto che, a volte, passa per tre o cinque presidenze».

Sostenibilità

Il convegno, voluto dalla Lega per ribadire la sacralità della gestione pubblica dell’acqua, ha finito per fotografare un’altra realtà: le società pubbliche funzionano, ma da sole non ce la fanno. Servono investimenti, regole chiare, concessioni lunghe, dimensioni adeguate. E una politica che smetta di delegare tutto ai tecnici. «Troppo spesso la politica si limita a subire le scelte dei tecnici, quando invece dovrebbe guidare – incalza il segretario regionale Massimiliano Romeo –. La nostra linea è chiara: gestione in house. Se diciamo che crediamo in questo modello, i nostri rappresentanti devono darsi da fare per perseguirlo, anche con Cassa depositi e prestiti. L’acqua è settore strategico».

Massimiliano Romeo - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Massimiliano Romeo - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Già, ma poi ci sono i conti. E quando si parla di sostenibilità finanziaria, le certezze evaporano. L’assessore regionale Massimo Sertori, che ha la delega al ciclo idrico, ha prova a dirlo: «Nei prossimi anni serviranno tra i quattro e i cinque miliardi di euro. I finanziamenti statali? Bene, se arrivano. Ma non possiamo basarci solo su quelli. Il sistema funziona se ci sono concessioni sufficientemente lunghe e aziende solide. Le aggregazioni? Possono essere un vantaggio se ci sono proposte serie: si può partire con nuove concessioni e accedere a fondi più importanti. Ma devono essere proposte che stanno in piedi e che partono dal territorio».

Il messaggio è chiaro: la Regione non imporrà modelli. Ma nemmeno firmerà assegni in bianco.

Lo snodo doppia regia

È proprio sul territorio che si consumano le frizioni più esplicite. A Brescia coesistono due gestori e se l’obiettivo - non dichiarato ma evidente - è l’unificazione sotto AcqueBresciane, restano divergenze aperte. Tra chi vuole forzare la mano e chi teme di far saltare l’equilibrio. Il governatore Attilio Fontana, dal palco, non chiude la porta al privato: «Abbiamo visto gestioni virtuose, ma una legge che lasci aperta la possibilità dell’ingresso privato, con paletti precisi, non è una cattiva idea. Siamo federalisti, servono flessibilità e pragmatismo». Anche dentro la Lega, le sfumature si sentono. C’è chi, come chi questo convegno lo ha voluto e organizzato rivendica la coerenza con il referendum del 2011: «Il 97% ha votato per la gestione pubblica» ricorda Renato Pasinetti, responsabile delle partecipate per il Carroccio. E poi c’è chi, a microfoni spenti e sottovoce, fa notare che la via veneta (tutta pubblica) non è facilmente replicabile.

Il governatore lombardo Attilio Fontana - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il governatore lombardo Attilio Fontana - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

L’altro affresco è quello di una Lombardia alle prese con una mappa gestionale in cui ogni provincia fa storia a sé. Varese tiene le tariffe più basse (quasi la metà di quelle bresciane: 1,30 al metro cubo), Como punta sul coordinamento, Bergamo si regge su mutui e investimenti da 80 milioni, Monza studia la fusione con i rifiuti, e tutti – proprio tutti – invocano strumenti finanziari nuovi.

Ecco allora che i 150 milioni di bond di AcqueBresciane diventano il tentativo di rispondere a un’esigenza piuttosto incalzante. Perché se l’acqua resta pubblica, i soldi per tenerla pubblica devono pur venire da qualche parte. E se non li mette lo Stato, li chiede il mercato. Il resto è politica. E la politica, per ora, non ha ancora deciso se restare a riva o buttarsi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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