Giovedì scorso Remo Filippini è stato trovato morto nel recinto dei tori della sua azienda agricola. Non è ancora chiara la reale dinamica dei fatti, ma è stato accertato che uno dei due animali presenti nello steccato ha colpito il 74enne, non lasciandogli scampo. Il figlio dell’uomo, giunto per primo sul posto, ha tentato di avvicinarsi per prestare aiuto, ma il toro era particolarmente agitato e, nel cercare di calmarlo, ha riportato alcune escoriazioni.
Il toro è stato quindi abbattuto. Ma chi decide in questi casi? E quali criteri vengono seguiti prima di arrivare a una scelta tanto drastica? Il caso di Remo Filippini riporta al centro una questione delicata, sulla quale Ats chiarisce che la soppressione rappresenta sempre l’extrema ratio.
I casi
Per gli animali da compagnia, come cani e gatti, in caso di morsicature o di comportamenti ritenuti pericolosi viene avviato un percorso di valutazione, recupero e riabilitazione. Al proprietario possono essere imposte specifiche prescrizioni attraverso un’ordinanza. Solo qualora, al termine del percorso, l’animale venga giudicato non recuperabile sulla base della valutazione di un veterinario comportamentalista, può essere presa in considerazione l’eutanasia.
Diverso il caso degli animali da reddito, come un toro. In presenza di un episodio grave, il veterinario dell’Ats effettua un sopralluogo e valuta la pericolosità dell’animale. Se viene riscontrato un rischio per l’incolumità pubblica, può essere valutato l’abbattimento, nel rispetto delle procedure previste dal Regolamento europeo 1099/2009 e degli eventuali provvedimenti dell’autorità competente.
La fauna e la caccia
Non esiste però un’unica autorità che decide quando abbattere un animale. La competenza cambia in base al tipo di intervento: nella caccia ordinaria sono Regioni ed enti territoriali a definire, sulla base dei censimenti e dei pareri tecnici, quanti capi possono essere prelevati; nel controllo faunistico gli abbattimenti rientrano invece in specifici piani di gestione, adottati per contenere danni, rischi sanitari o squilibri ambientali. Regole ancora diverse valgono per le specie invasive e per le aree protette. In ogni caso, l’esecuzione degli abbattimenti è riservata ai soggetti previsti dalla legge o espressamente autorizzati.



