A Brescia si rinnova la memoria dei defunti con fiori e preghiere

Marco Papetti
Al Vantiniano omaggio alle vittime del Covid; a San Polo in visita i bimbi del catechismo
Il cimitero Vantiniano - Foto Neg © www.giornaledibrescia.it
Il cimitero Vantiniano - Foto Neg © www.giornaledibrescia.it
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Al cimitero Vantiniano i primi visitatori compaiono già di buon mattino, poco dopo l’apertura alle 8.30. In piccoli gruppi o in solitudine, chi arriva percorre in silenzio il lungo viale d’ingresso contornato da cipressi e da vasi di crisantemi gialli, poi si disperde nella vastità del maggiore camposanto cittadino, tra le innumerevoli lapidi e le monumentali campate di marmo.

Comincia così il giorno della commemorazione dei defunti nel cimitero progettato da Rodolfo Vantini, sotto un sole mite che amplifica l’atmosfera riflessiva di una giornata dedicata al ricordo dei propri cari scomparsi. Qui, come negli altri dieci cimiteri cittadini, fino al tardo pomeriggio i vialetti si riempiono di bresciani venuti ad omaggiare le persone amate in vita con una preghiera, un pensiero, un fiore. Al Vantiniano un servizio di bus navetta fa la spola nel cimitero per chi ha difficoltà a camminare.

Un visita ai defunti - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
Un visita ai defunti - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it

Sempre qui, come da tradizione, alle 10 un corteo di rappresentanti delle forze armate, autorità e cittadini, con in testa il gonfalone della città, percorre il breve tragitto dall’ingresso all’Ossario, dove si celebra la messa in ricordo dei caduti di tutte le guerre, con deposizione delle corone d’alloro. Il pensiero è ai morti dei conflitti passati, ma anche a quelli delle guerre di oggi.

Commemorazione

Poco lontano dall’Ossario, sul viale di cipressi, il monumento alle vittime del Covid dello scultore Giuseppe Bergomi ricorda altri caduti, vittime non di una guerra ma di una pandemia: davanti all’opera in bronzo e ardesia, nera come il lutto dei mesi infausti del Coronavirus, molti visitatori si fermano in raccoglimento, qualcuno lascia un fiore rosa alla base di una delle statue. «È una tragedia che non va dimenticata», dice una signora di passaggio.

Il ricordo delle vittime del Covid al monumento di Bergomi - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
Il ricordo delle vittime del Covid al monumento di Bergomi - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it

Nei quartieri

Anche negli altri cimiteri della città il 2 novembre trascorre come da tradizione, in un viavai di persone in visita e automobili in cerca di parcheggio. Per alcuni cimiteri si tratta di una folla fuori dall’ordinario: «Per la festa di Ognissanti e per la commemorazione dei defunti è venuta molta gente, ma da domani se ne vedrà molta di meno – dice il custode del cimitero di Sant’Eufemia, l’unico della provincia dotato di un tempio crematorio –. In tanti – aggiunge – sono venuti a chiedermi informazioni sulla collocazione della tomba di una persona: magari è qualcuno che non erano mai venuti a trovare prima e che colgono l’occasione della giornata per il ricordo».

Lacrime e rispetto

Fuori dai cimiteri non mancano i clienti per fiorai, banchetti di beneficenza, venditori di dolciumi e caldarroste. Per tutti è però pur sempre una giornata di ricordo, velata di malinconia per alcuni, dolorosa per chi ha lutti ancora freschi nel recente passato.

Una signora con i fiori al cimitero - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
Una signora con i fiori al cimitero - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it

Tra le tombe ci si muove con rispetto delle lacrime e del raccoglimento altrui, ma anche della dedizione con cui in tanti si dedicano alla cura del sepolcro del proprio caro. Alcune immagini colpiscono più di altre. Al cimitero di San Francesco di Paola, a San Polo, nel primo pomeriggio un gruppetto di ragazzini con alcune mamme si muove tra le lapidi al seguito di un giovane prete in tonaca nera: è don Filippo Zacchi della vicina parrocchia di Sant’Angela Merici, con lui ci sono bambini iscritti al catechismo delle elementari.

Li accompagna in un’insolita visita guidata: «È importante che anche i più piccoli imparino a mantenere un legame con i defunti – spiega don Filippo –. Oggi c’è una grande rimozione della morte tra i più giovani, nonostante la vedano ovunque in tv e nei videogiochi. E tuttavia, anche da quello che mi dicono i genitori, in loro non manca una domanda di senso. Questa iniziativa serve proprio a fornire un orizzonte di senso rispetto alla morte, facendo loro capire che con un gesto semplice, come una preghiera e un fiore, possono mantenere il contatto con chi non c’è più».

La giovane uccisa

I ricordi e i legami non si limitano però solo alle persone conosciute. Nel piccolo cimitero di Fornaci in molti si fermano a chiedere di Giada Zanola, la giovane gettata da un cavalcavia sulla A4 in provincia di Padova. «Anche nel resto dell’anno vengono in tanti a chiedere dove è seppellita», racconta il custode. Anche questo è un volto della pietas bresciana. 

La messa del vicario Fontana

«La morte non è l’ultima realtà della nostra vita, e la nostra preghiera di suffragio diventa affidamento al Dio della vita». Con queste parole il vicario generale della Diocesi di Brescia, Gaetano Fontana, ha introdotto l’omelia della messa in suffragio di tutti i defunti, celebrata ieri nella cappella principale del Vantiniano.

«Attraverso la preghiera, che innalziamo ai nostri cari defunti, Dio ci dice di accogliere nella nostra vita il mistero della morte, perché ci porta un mistero di resurrezione – ha continuato Monsignor Fontana –. Attraverso questa visione ci aiuta a dare significato alle nostre piccole e grandi scelte quotidiane».

La benedizione del vicario generale monsignor Gaetano Fontana © www.giornaledibrescia.it
La benedizione del vicario generale monsignor Gaetano Fontana © www.giornaledibrescia.it

Nel giorno della commemorazione dei defunti, il ricordo dei cari scomparsi si unisce all’accettazione della morte: «Siamo soliti chiamare il cimitero camposanto perché questo è un campo che dice santità, presenza di Dio che nella sua onnipotenza diventa resurrezione per i nostri cari – ha detto il vicario –. La nostra presenza qui conferma che crediamo che la morte non è la fine della vita. Ma presentando la morte nella nostra realtà quotidiana di esistenza la possiamo chiamare con San Francesco nostra “sorella morte”».

 

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