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Brescia e Hinterland

LA POLEMICA

Virus scomparso? «Magari, invece c’è e attacca ancora»


Brescia e Hinterland
2 giu 2020, 21:32
Un operatore sanitario in un reparto di terapia intensiva - Foto Ansa/Epa © www.giornaledibrescia.it

Un operatore sanitario in un reparto di terapia intensiva - Foto Ansa/Epa © www.giornaledibrescia.it

«Il virus clinicamente non esiste più». La frase è stata pronunciata nel pomeriggio della domenica televisiva dal professor Alberto Zangrillo, direttore dell’Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale San Raffaele di Milano. Ed è stata subito bufera. Le critiche del mondo scientificonon accennano ad attenuarsi, mentre in tutti noi l’affermazione ha aumentato gli interrogativi sul Coronavirus e sul nostro destino. È realmente così?Lo abbiamo chiesto ad un rianimatore, collega di Zangrillo, ad un virologo, ad un infettivologo e al direttore sanitario del Civile, ospedale che nel periodo più buio della crisi sanitaria aveva ricoverati contemporaneamente 900 pazienti con Covid-19.

Nel laboratorio di Microbiologia dell’Asst Spedali Civili, diretto da di Arnaldo Caruso, docente universitario e presidente della Società italiana di Virologia, nei giorni scorsi è stata isolata una variante divirus Sars-Cov-2 molto meno potente di quelle osservate nelle migliaia di analisi degli ultimi mesi. «Abbiamo isolato una variante, ma non sappiamo ancora quanto circoli e quanto sia geneticamente diversa dalle altre. Non credo proprio si possa dire che il virus non esiste più, semplicemente perché non ci sono elementi per affermarlo. Clinicamente i casi sono meno gravi, in pratica esso esiste sottotraccia con una minore carica virale dovuta alle drastiche misure che abbiamo adottato per contenerne la diffusione. Tornerà? La storia insegna che la seconda ondata delle epidemie è addirittura più violenta della prima. Dobbiamo preparaci».

Oggettivamente in questo periodo il numero di casi che si presentano in ospedale con Covid-19 sono molti meno e meno gravi. «È un dato di fatto che io interpreto come conseguenza della diminuita circolazione del virus dovuta alle misure di isolamento e di distanziamento sociale - spiega Francesco Castelli, direttore della Clinica Malattie Infettive al Civile -. Poiché sappiamo che il numero di casi gravi è solo una porzione minoritaria del totale dei contagiati, il dato non mi stupisce. L’ipotesi di mutazione del virus verso una variante più benigna deve essere confermata da evidenze scientifiche solide e ripetibili. Con le conoscenze attuali non è dunque corretto dire che il virus non esiste più, anche perché questo potrebbe indurre al rilassamento delle precauzioni e ciò potrebbe riportarci a situazioni di diffusione con la comparsa di casi gravi».

Il timore che il rischio venga sottovalutato da dichiarazioni rese in una fase molto delicata è stato espresso anche da Camillo Rossi, direttore sanitario dell’Asst Spedali Civili. «Ricordiamoci il periodo dal quale siamo reduci tutti. Ora stiamo entrando nella fase post-critica e da alcune affermazioni qualcuno coglie quello che vuole sentirsi dire per cercare una risposta positiva alle incertezze. È vero che è cambiato il quadro di coloro che vengono in ospedale, ma questo è frutto di una serie di concause. Non ne esiste una sola a determinare quello che sta accadendo. Questo è tipico dei fenomeni pandemici, ma non significa che il virus non esiste più. Il quadro mutato induce ad un comprensibile ottimismo, non all’incoscienza. Il problema c’è, ma abbiamo anche strumenti di sicurezza per contenerlo. Bisogna usarli perché funzionano».

Oggi nella maggior parte degli ospedali bresciani non ci sono più malati Covid-19 ricoverati. Al Civile ce n’è un centinaio, di cui quattro in Terapia intensiva, molti dei quali degenti per complicanze da Covid accusate successivamente alla guarigione. La prima Anestesia e Rianimazione diretta da Gabriele Tomasoni, è stata la prima ad essere completamente dedicata ai pazienti Covid. «Il virus non è scomparso, tant’è che ci sono ancora tamponi positivi - spiega il primario -. Si è ridotto, questo sì, e ciò è dovuto soprattutto al lungo periodo di lockdown che abbiamo vissuto. Oltre a diversi altri fattori, ma nessuno può prevedere cosa accadrà in autunno».

 

 

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