Per affrontare alla radice la violenza di genere bisognerebbe ripartire dagli uomini che la compiono invece dalle donne che la subiscono. È la sintesi del messaggio contenuto in una nota diffusa da Anna Frattini, assessora con delega alle Politiche educative e alle Pari Opportunità del Comune di Brescia, a margine della notizia delle sei aggressioni da codice rosso avvenute nel giro di un’unica notte in città.
Frattini insiste sulle origini culturali del femminicidio, cioè l’uccisione di una donna in quanto donna: questa tipo di violenza, scrive l’assessora, «si inserisce all’interno di dinamiche di potere che i movimenti femministi stanno cercando di scardinare, anche con effetti positivi in termini di consapevolezza delle donne e delle ragazze. Lo stesso non stanno facendo i maschi, che quando commettono violenza agiscono un ruolo di potere patriarcale, che in qualche modo viene riconosciuto loro dalla società, per esempio quando si racconta che una vittima era ubriaca. Il tema del consenso deve essere considerato seriamente dalla collettività, dai media e da chi incarna la giustizia».
Le soluzioni proposte da Frattini sono due: la formazione, nelle scuole e negli spazi pubblici, cercando di coinvolgere specificamente gli uomini, e poi la presa in carico a violenza avvenuta. Al proposito Frattini ricorda una sperimentazione in corso a Milano e dice che un’esigenza analoga è sentita anche a Canton Mombello, dove si vorrebbe lavorare in modo più sistematico con gli uomini che hanno compiuto violenza contro le donne. L’obiettivo sarebbe «ampliare il numero di soggetti, ora sono 78, che aderiscono al Protocollo della Rete antiviolenza della città».
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