Trecentosessantacinque giorni (sì: un anno) per una colecistectomia. Da duecentoquarantacinque giorni (più di otto mesi) a un anno per una eco(color)doppler cardiaca, per una tac o per intervenire su un’ernia. Non è finita. Centosei giorni per una mammografia, 238 per una visita gastroenterologica, 176 per accaparrarsi un appuntamento col dermatologo, 183 per riuscire a incontrare un oculista.
Il problema è lì, nelle case di ciascuno e al centro del dibattito pubblico sulla sanità, da talmente tanto tempo che ormai rischia di diventare un tòpos, un luogo comune. Talmente ricorrente da essere difficile da ricacciare indietro. La malattia della sanità è cronica, si chiama liste d’attesa e per chi ha dolore alla schiena, mal di stomaco, bisogno di un controllo al cuore o ha un problema dermatologico il calvario è peggiore. Per loro il bivio è lo stesso di chi ha la necessità di sottoporsi a una tac (aspettare o pagare), ma l’attesa è più snervante.




