L’impatto brutale con il Coronavirus avvenne un anno fa. Il 26 febbraio i primi due contagi bresciani. Il 29 febbraio il primo decesso. Francesco Capuzzi, 86 anni, nato e cresciuto a Cigole, stroncato dal Covid-19. D’improvviso Wuhan non era più una remota città della Cina. Il virus cinese era qualcosa con il quale fare i conti a casa nostra. Non sapevamo ancora, però, che sarebbe stata un’ecatombe. Al dolore per quel primo decesso ne sono infatti seguiti altri 3.541.
Non numeri. Ma volti, storie, famiglie che spesso non hanno nemmeno potuto dare l’ultimo saluto ai loro cari, bloccati dal lockdown. Dopo un anno la conta dei morti non è ancora finita. Anzi. Ma per fortuna senza replicare i livelli di marzo e aprile. Mesi che le nostre comunità ricorderanno a lungo: bare accatastate nelle chiese e nei cimiteri, avvisi mortuari che hanno tappezzato le vie dei paesi, pagine e pagine di necrologi, 80 lutti ogni giorno.
Di certo quel che si è vissuto in quelle settimane segnerà la memoria collettiva a lungo. A maggio i numeri si sono sgonfiati annunciando la tregua estiva: 3 soli morti tra agosto e settembre. La ripresa del contagio ha visto pian piano tornare a crescere i decessi per Covid, in un saliscendi legato alle misure di restrizione, tra zone gialle e zone rosse, fino alle 64 vittime dell’ultima settimana.
Ma per fortuna lontanissimo da quello di marzo. Le statistiche dicono che l’età media dei decessi Covid è 81 anni, muoiono di coronavirus più uomini (il 57%) che donne e la maggior parte delle vittime ha patologie pregresse, in particolare problemi cardiaci, ipertensione, diabete.
Dopo il capoluogo, dove in un anno i decessi ufficiali per Covid sono stati 618, è Palazzolo a registrare il maggior numero di vittime del virus (68), seguito da Orzinuovi (61), Desenzano (61), Chiari e Lumezzane (54). Ma l’incidenza maggiore rispetto alla popolazione è nella piccola Valvestino (3 morti su 169 abitanti), seguita da Cigole, Acquafredda e Barbariga. Tra i Comuni sopra i 5mila abitanti è Orzinuovi a registrare l’incidenza maggiore. Epicentro di un’epidemia che non vuol saperne di allentare la presa.



