Il castello di accuse è crollato. Per quella che fu inquadrata dalla Procura nel 2016 come l’inchiesta in grado di dimostrare che Brescia era «la nuova terra dei fuochi». Parole che il 13 settembre 2017 l’allora procuratore aggiunto Sandro Raimondi pronunciò, proprio in riferimento all’indagine Montini, davanti alla Commissione bicamerale di inchiesta sul ciclo dei rifiuti.
«Abbiamo notato - spiegò - che l’aspetto qualificante di molte imprese operanti nel settore dei rifiuti è quello per cui, ormai, si può fare a meno per certi aspetti di rivolgersi obbligatoriamente a criminalità organizzate di stampo ’ndranghetistico e camorristico». Dopo cinque anni, quelle persone finite sotto inchiesta per associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti e inquinamento ambientale e che in conferenza stampa vennero definite dagli inquirenti «soggetti più pericolosi dei narcotrafficanti», ieri sono state assolte. «Perché il fatto non sussiste».




