Brescia e Hinterland

Trasporti, bollette, carrello: il caro vita incombe sui bresciani

Rispetto all’anno scorso i prezzi al consumo sono cresciuti del 3,6%: +14% per calore, energia e acqua
L’aumento maggiore nel settore alimentare è stato per verdura, pane e cereali
L’aumento maggiore nel settore alimentare è stato per verdura, pane e cereali

Il 2022 rischia di essere un anno di salassi. E non solo per l’impennata delle bollette di luce, acqua e gas: l’inflazione minaccia sempre di più il carrello della spesa e i servizi, a partire dai trasporti fino ad arrivare a bar e ristorazione. A certificare che l’asticella delle difficoltà sia purtroppo destinata ad alzarsi rispetto al passato è la fotografia scattata dall’Istat sull’andamento dei prezzi al consumo, numeri che il Settore informatica e statistica del Comune ha declinato in chiave locale. E il primo dato a balzare all’occhio è che sì, nel nostro capoluogo va leggermente meglio rispetto allo scenario nazionale (la Leonessa segna un tasso tendenziale pari a +3,6%, contro il +3,9% nazionale) ma comunque non si può certo parlare di «buone notizie» per i portafogli delle famiglie.

Nella classifica dei rincari che disegna la cosiddetta «variazione tendenziale» (vale a dire la differenza dei prezzi su base annuale, in questo caso tra dicembre 2021 e dicembre 2020) spicca il +14% relativo ai costi di abitazione, acqua, elettricità e combustibili. Ma se il caro bolletta non è purtroppo una sorpresa, a lasciare di stucco è la categoria dei servizi: in particolare a crescere esponenzialmente è il settore dei trasporti, che registra +9%. Nel dettaglio, siamo a +10,3 per quanto riguarda le biciclette e +22,6 per i carburanti. Prezzi alle stelle anche per la categoria che racchiude i servizi ricettivi (dai bar ai ristoranti passando per le strutture alberghiere) che si attestano sul +4,6%. E subito dopo il caro vita di abbigliamento e calzature (+2,6), ci sono i rincari nel carrello della spesa: per prodotti alimentari e bevande, infatti, l’inflazione raggiunge l’1,6. In particolare a crescere a dismisura sono i prezzi dei vegetali in generale (4,9), oli e grassi (4,7), pane e cereali (3,2), come pure acqua, bevande analcoliche e succhi di frutta (1,9).

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Segno meno, al contrario, invece per zucchero, confetture, miele, cioccolato e dolciumi (-2,1), caffè, the e cacao (-0,8) e vini (-2,2). Su anche l’inflazione dei prodotti per la riparazione e la manutenzione della casa (+5), mentre si abbassano i costi di piccoli elettrodomestici (-5,9), prodotti medicali (-3,6), apparecchi telefonici e fax (-7,8). Costi. L’inflazione annua nazionale al +3,9% determinerà - secondo il Codacons - una stangata media, considerata cioè la totalità dei consumi di una famiglia, pari a 1.198 euro nei dodici mesi, ovvero circa mille euro all’anno per ogni nucleo famigliare bresciano. «Siamo in presenza di una vera e propria emergenza prezzi, destinata purtroppo ad aggravarsi nei prossimi mesi - rimarca il presidente del Codacons Carlo Rienzi -. Complessivamente nel 2021 una famiglia italiana, a causa del tasso di inflazione registrato lo scorso anno, ha dovuto sborsare 584 euro in più per l’aumento dei prezzi al dettaglio, con punte di +758 euro annui per un nucleo con due figli. Numeri destinati ad aggravarsi in considerazione dei rialzi delle bollette di luce e gas scattati l’1 gennaio, che determineranno una ondata di rincari in tutti i settori. Una situazione che mette a serio rischio i consumi, che potrebbero crollare nel 2022 come conseguenza del caro-vita».

Ancor più sostenuto è l’andamento dell’indice Ipca, quello armonizzato che rientra nelle statistiche europee e segna un aumento dello 0,5% su base mensile e del 4,2% su base annua. A cosa serve guardare il parametro? Analizzando questo indicatore, l’Istat «misura» come il peso dei rincari sia stato di diverso impatto a seconda del reddito delle famiglie, penalizzando le più povere. «Poiché i beni incidono in misura maggiore sulle spese delle famiglie meno abbienti e viceversa i servizi pesano maggiormente sul bilancio di quelle più agiate, il rialzo dell’inflazione, che riguarda tutti i gruppi di famiglie, segna valori più elevati per le famiglie meno abbienti rispetto alle altre» si legge nel rapporto redatto dall’Istituto.

Che prosegue: «In particolare, per le famiglie del primo caso, l’inflazione in media d’anno segna una chiara inversione di tendenza passando dal -0,4% del 2020 al +2,4% del 2021, mentre per quelle del secondo gruppo, per le quali nel 2020 era ancora in territorio positivo (+0,1%), accelera di un punto e mezzo percentuale portandosi a +1,6%. Pertanto, rispetto al 2020, il differenziale inflazionistico tra la prima e la quinta classe diventa positivo ed è pari a otto decimi di punto percentuale».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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