Sondaggio Ipsos-GdB: l’origine straniera diventa il «tesoretto elettorale»

Fino a qualche anno fa (semplificando molto) le categorie erano sostanzialmente due: c’era chi «li difendeva» e chi «li scansava». Oggi tutti li vogliono, tanto che per la prima volta - in occasione delle Comunali del 14 e 15 maggio - si è scatenata (quasi letteralmente) una «caccia al tesoro» per accaparrarsi almeno un nome e un volto di cittadini di origine straniera (così si chiamano gli immigrati che hanno ottenuto la cittadinanza italiana e così si chiamano anche le cosiddette «seconde generazioni» e idem le terze) da inserire nelle liste elettorali delle coalizioni in corsa.
Cosa è successo? Il tema è più complesso di quanto possa sembrare ma ha a che vedere, in ogni sua sfaccettatura (anche in quelle che possono sembrare contrastanti tra loro) con un parametro guida: l’opportunità.
Per i partiti e le civiche, ma anche per chi ha scelto di candidarsi e, in qualche modo, di «stare al gioco».
Oltre 12.500 elettori
L’attenzione spasmodica della politica verso la multicultura segna una linea di confine. Tutte le sigle si sono trovate faccia a faccia con la realtà dei numeri: i cittadini di origine straniera rappresentano una fetta non più trascurabile della comunità (per Brescia l’ultimo dato parla del 19,1%) e, quindi, in un momento storico in cui l’astensionismo è sempre più ampio, sono un bacino elettorale che può segnare la differenza. C’è dunque, in questo caso, l’opportunità dei consensi.
Per capirlo basta una rapida carrellata di dati: i votanti maggiorenni di origine straniera (nati all’estero ma con cittadinanza italiana) residenti in città sono 11.569 (10,2% dall’Albania; 8,9% Pakistan; 5,8% Moldavia; 5,7% India; 4,9% Marocco), numero al quale si deve aggiungere quello di coloro che sono figli di immigrati con cittadinanza italiana, già nati a Brescia: si superano così (sempre restando nel campo dei maggiorenni) i 12.500 potenziali elettori.
Questi cittadini, si diceva, rappresentano una fetta non più trascurabile della comunità ma, soprattutto, iniziano trasversalmente ad essere riconosciuti oggi come parte integrante (e, quindi, integrata) della comunità. Il che significa che il concetto di «integrazione» (intesa come un corpo estraneo che va inglobato, una situazione nella quale una persona «esterna» si adegua attraverso un rapporto quasi compensativo) sta finalmente evolvendo in «inclusione», con la caduta e il superamento delle barriere alla partecipazione attiva.
L’opportunità è quindi anche per i cittadini di origine straniera: non solo perché in questo modo possono incidere all’interno di quella che è diventata a tutti gli effetti la loro nuova comunità, ma anche perché la possibilità di prendere parte alla vita politica - e questo vale in particolare per le prime generazioni - è la conquista di un diritto che, in alcuni casi, nel Paese d’origine non potevano esercitare.
La percezione
A cambiare è anche il racconto dei cittadini di origine straniera: via via si diradano le trame alla Dickens catalogate tutte sotto la parola chiave «immigrati» e si fanno sempre più strada le storie di «moderni bresciani».
Come è percepito questo affresco? L’indagine condotta da Ipsos per il GdB fornisce qualche elemento.
Si è rafforzata e unificata l’idea che per i bresciani non sia maggiormente difficile trovare lavoro a causa degli immigrati. Anzi: la maggioranza pensa che l’immigrazione sia un bene per l’economia di casa. Per contro, però, resta ampiamente maggioritario anche il fronte di chi ritiene che in città ci siano «troppi stranieri» e una buona fetta degli intervistati è convinta anche che l’alta presenza di immigrati abbia messo a dura prova i servizi pubblici di Brescia.
Da un lato, quindi, è stato compiuto il passo in avanti dell’inclusione e il fattore opportunità ha contribuito a dare una spinta concreta alla partecipazione nella comunità, riconosciuta come «di tutti». Dall’altro, Brescia non è ancora equiparabile a Londra, dove nel 2016 è stato eletto Sadiq Khan, primo sindaco musulmano di origine pachistana, simbolo dell’Inghilterra globalizzata e sostenuto da una maggioranza eterogenea.
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