Brescia e Hinterland

Sono aumentati gli stranieri che hanno avviato imprese a Brescia

Nella nostra provincia vivono e lavorano 120.507 persone nate all’estero: rappresentano il 13% del totale dei contribuenti bresciani
Antonio Borrelli

Antonio Borrelli

Giornalista

Due lavoratori - Foto tratta da unsplash
Due lavoratori - Foto tratta da unsplash

È un grido di aiuto, più che un generico allarme. E da mesi riecheggia partendo dalle voci delle associazioni di categoria di tutto il Paese: manca la manodopera nelle imprese di ogni settore. Le dimensioni del problema sono tali che l’attenzione si sta progressivamente spostando sulla necessità di regolarizzare più immigrati. I rappresentanti dei comparti l’hanno ripetuto anche poche settimane fa alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e anche il presidente di Coldiretti - il bresciano Ettore Prandini - ha recentemente detto che «servono più regolarizzazioni e semplificazioni sulle norme del lavoro stagionale».

D’altronde, secondo l’ultimo report della Fondazione Leone Moressa, i lavoratori stranieri in Italia sono in calo: nei due anni di pandemia sono stati loro i più penalizzati, tanto che molti di loro si sono spostati altrove, mentre altri hanno deciso di tornare nel Paese d’origine o di non farsi raggiungere dai familiari.

I numeri

Così il loro contributo al Pil si è ridotto dal 10 al 9%. Oggi in Italia gli immigrati regolari sono circa 5,2 milioni: gli occupati sono 2 milioni 257mila, 379mila le persone in cerca di lavoro e un milione e 238mila gli inattivi (ci sono poi 500mila irregolari). Brescia rappresenta un piccolo laboratorio che fotografa un’interessante integrazione lavorativa e sociale da Ponte di Legno a Seniga. Secondo il rapporto sull’economia dell’immigrazione, presentato alla Farnesina e alla Camera dei Deputati, nel Bresciano vivono e lavorano 120.507 contribuenti nati all’estero.

Un numero importante, secondo solo a Milano, che rappresenta il 13,3% di tutti contribuenti bresciani. I lavoratori stranieri in provincia hanno un reddito medio di 15.360 euro per un totale di 1.804 milioni di euro. Non solo lavoratori e manodopera, però: a Brescia il tessuto imprenditoriale sembra spiccare anche tra gli stranieri. In provincia sono infatti oltre 16mila gli imprenditori immigrati, pari al 10,1% della distribuzione regionale. Un imprenditore straniero su 10 in Lombardia è dunque «bresciano».

Territorio appetibile

Il dato, che è secondo solo a Milano in tutta la regione, è interessante perché testimonia ancora una volta quanto appetibile sia il territorio anche per chi vuole investire e avviare nuove attività o imprese. In un range temporale decennale, rispetto al 2011 il numero degli imprenditori stranieri è cresciuto del 14,9%, mentre persino rispetto al 2020 il segno resta positivo, con un +4,9%. Tradotto: nonostante l’annus horribilis della pandemia, nonostante la crisi sanitaria e le difficoltà economiche, sono aumentati gli stranieri che hanno avviato attività a Brescia.

In un anno il miglioramento nostrano è il migliore in Lombardia dopo Sondrio e Varese. L’espansione costante dell’imprenditoria immigrata è cristallizzata da Fondazione Leone Moressa anche nel resto d’Italia: oggi gli stranieri titolari di attività o imprese sono il 10% del totale. E in dieci anni, mentre gli italiani diminuivano (-8,6%), gli immigrati crescevano (+31,6%). Può bastare per salvare l’Italia? Ad oggi, non ancora. Per tornare ai livelli occupazionali pre-Covid l’Italia avrebbe bisogno di 534mila lavoratori. Considerando l’attuale presenza straniera per settore, il fabbisogno di manodopera straniera sarebbe di circa 80mila unità.

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