A «tradirlo» fu il fango. Così, nel 1998, si scoprì pubblicamente la presenza del Cesio 137 all’interno della ex cava Piccinelli, situata in via Cerca. L’area era infatti stata concessa in affitto, da privati, a due fratelli che si occupavano dello smantellamento di auto e motori. I rottami venivano poi caricati sul camion e trasportati in acciaieria per lo smaltimento.
E furono proprio i portali di controllo dell’Alfa Acciai a suonare per la prima volta: ad essere radioattivo, però, non era il materiale trasportato, ma (appunto) il fango rimasto appiccicato alle ruote del camion. Fango che proveniva dalla ex cava. Ventisei anni più tardi, il «caso Piccinelli» è ancora sul tavolo della Loggia che, Amministrazione dopo Amministrazione, si passa il testimone della gestione di una vicenda complessa.



