«Salvata da un epilogo tragico: l'arrestato già condannato per omicidio»

Il suo passato, fatto di una decina di anni di carcere per omicidio e tentato omicidio non lo ha certo messo in una posizione favorevole. E anche per questo il gip che ha firmato il nuovo arresto di Erjon Kaloti, albanese che il 12 gennaio compirà 38 anni, scrive: «Il crescendo di aggressività ove non adeguatamente contenuto ed interrotto, potrebbe condurre a conseguenze tragiche per la vittima di maltrattamenti».
La denuncia
Lo straniero è così in carcere da alcuni giorni dopo la denuncia della convivente bresciana, che con l’uomo ha anche un figlio, e che ha raccontato di violenze fisiche e psicologiche che avrebbe subito da novembre 2021, nell’ambito di una relazione segnata da una morbosa gelosia reciproca. «Le ha cagionato penose condizioni di vita ponendo in essere atti di violenza selvaggia e annichilente» scrive il gip Matteo Grimaldi nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita dalla Squadra mobile della Questura. Si parla di schiaffi, pugni, insulti e minacce di morte: tutto commesso nel periodo in cui il 38enne era in affidamento in prova ai servizi sociali per chiudere i conti con la giustizia per un omicidio commesso in concorso con altri nel 2009. Gli ultimi episodi al centro di questo nuovo caso di violenza di genere in provincia di Brescia sarebbero avvenuti il 15 dicembre scorso quando la donna, dopo un controllo delle forze dell’ordine, decide di ribellarsi e di denunciare quell’uomo che più volte, anche durante la gravidanza, stando alle carte dell’inchiesta, l’aveva picchiata e minacciata. «Ti ammazzo, ti lascio qui in terra, non mi interessa di andare in carcere, se mi denunci ti ammazzo, se mi togli mia figlia ti ammazzo, quando esco dal carcere ti ammazzo» le diceva anche presenza dei figli piccoli.
Evitato un omicidio
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, assistito dall’avvocato Benedetto Maria Bonomo, il 38enne ha raccontato che in occasione dell’episodio più recente lui si sarebbe difeso dall’aggressione della compagna che «armata di forbici» avrebbe provato a colpirlo dopo aver scoperto un tradimento. «E che proprio per il tradimento ha voluto farmela pagare» ha fatto mettere a verbale l’uomo che il gip ha tenuto in carcere. «Il ricorso sistematico alla violenza fisica, la minaccia di porre fine alla vita della donna ove questa avesse denunciato i maltrattamenti, l’assoluta assenza di freni inibitori sono circostanze che - scrive il gip -inducono a ritenere estremamente probabile un epilogo drammatico della vicenda, ove non si intervenga prontamente e limitando in misura massima la libertà personale dell’indagato».
E così Erjon Kaloti è tornato in cella dove ha già passato più di dieci anni della sua vita per un omicidio commesso nel 2009 «e di cui si è ampiamente pentito» spiega il legale. In una rissa tra bande partecipò con altri connazionali all’uccisione di Tusha Fesnik, 24 anni, anche lui di origini albanesi, colpito con una coltellata al cuore. Ma evidentemente, come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare, «egli ha dimostrato l’assoluta insensibilità al monito derivante dalle precedenti esperienze giudiziarie e carcerarie».
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