Riforma della sanità lombarda: «Tornare in aula al più presto»

«I suggerimenti alla riforma sanità lombarda da parte del ministero della Salute sono dei dettagli tecnici che saranno inseriti nella prossima legge regionale di revisione normativa. Dunque, la legge di riforma non tornerà in Aula». Una precisazione, quella dell’assessorato al Welfare di Regione Lombardia, che giunge dopo la votazione, in Consiglio dei Ministri, del testo di legge con le modifiche e i suggerimenti richiesti dal ministero della Salute guidato da Roberto Speranza.
La «promessa», da parte dei vertici della Regione, è che entro marzo verrà inviato a Roma un testo che recepirà tutti i suggerimenti. Ma quali sono i «suggerimenti»? Dettagli tecnici e formali, come vengono definiti dalla vicepresidente e assessore al Welfare Letizia Moratti, o elementi di sostanza in grado di stravolgere i contenuti della legge approvata lo scorso 30 novembre dal Consiglio regionale e, dunque, che richiedono una nuova votazione da parte dell’assemblea di palazzo Pirelli?
Tra i rilievi sollevati dal Ministero, il tema dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, un miliardo e 200 milioni di euro, destinati alla Lombardia per riorganizzare la sanità territoriale attraverso le Case e gli Ospedali di Comunità, con un invito da Roma «a spenderli seguendo le direttive del Governo». Poi, la richiesta di maggiore chiarezza nel rapporto tra pubblico e privato e la ridefinizione territoriale delle Asst e delle Ats.«Vi sembrano dettagli tecnici?» è la domanda provocatoria di Gian Antonio Girelli, consigliere regionale bresciano del Partito democratico. «È perlomeno bizzarro che attorno a delle note ufficiali provenienti dal Ministero sulla recente revisione della legge sanitaria lombarda ancora una volta manchi chiarezza e trasparenza - afferma -. Le note del Governo non sono corrispondenza privata con la Giunta regionale, ma atti di valenza pubblica che riguardano una legge votata in Consiglio.
Dunque, è dovere da parte del presidente del Consiglio e dell’assessore al Welfare comunicare immediatamente all’aula quanto pervenuto. Invece, si deve ragionare per sentito dire, come nella peggiore delle gestioni, sapendo che già ci sia stata una risposta al Ministero. Oggi, lunedì, il Partito democratico chiede ufficialmente copia degli atti, con la nota del Ministero e la risposta della Regione, così come continueremo a svolgere un’azione diretta di contrapposizione sul tema, non per partito preso, non creando disfunzioni, ma chiedendo trasparenza e chiarezza e continuando a proporre soluzioni alternative. Come abbiamo dimostrato nel corso di parecchi anni e come, stavolta devo dirlo, possiamo dire "ve lo avevamo detto" che la legge così non andava bene».
I temi non affrontati
Gian Antonio Girelli, che è anche componente della Commissione Sanità del Consiglio regionale, sottolinea, rivolto alla maggioranza, che «semplicemente non ha tenuto conto di quanto soprattutto il Covid ha evidenziato; si è limitata a recepire, non a sufficienza a quanto pare, quanto scritto da Agenas, nonché le indicazioni collegate alle risorse del Pnrrr. Si è tralasciato di affrontare temi delicatissimi come la gestione degli anziani, della disabilità, del socio-sanitario in generale, non si è messo mano a un ridisegno delle regole sulla sanità privata, non si è affrontato, per quanto riguarda il livello regionale, il tema della carenza del personale limitandosi alla solita solfa del dipende da Roma. Almeno ci fosse stato detto: i tempi del Pnrr non permettono di dare inizio ad una rivoluzione, ma, portate a casa le risorse, si inizia con l’utilizzarle in una nuova prospettiva. Invece no».
Ora? «Ora è un dovere tornare subito in aula. Non farlo sarebbe uno sfregio alla dignità e al ruolo del Consiglio che offenderebbe tutti gli eletti, di maggioranza e minoranza. Ancor più i cittadini che hanno il diritto di conoscere cosa si decide sulla sanità».
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