Regionali 2023: nel Bresciano meno votanti, ma crescono le preferenze

Boom di voti individuali per i candidati bresciani. Nelle valli si è registrata l’elezione più partecipata
Le schede per il voto alle elezioni regionali in Lombardia - Foto Ansa/Matteo Bazzi © www.giornaledibrescia.it
Le schede per il voto alle elezioni regionali in Lombardia - Foto Ansa/Matteo Bazzi © www.giornaledibrescia.it
AA

Hanno votato in meno, ma lo hanno fatto con le idee ben chiare. Chi è andato ai seggi per le recenti Regionali ha avuto almeno un nome e un cognome in testa, quelli del candidato da indicare sulla scheda. Lo dicono i numeri.

Il confronto

Nella tornata del 4 marzo 2018, nel Bresciano si recarono alle urne 737.078 elettori, con un’affluenza definitiva del 76,55%. Vinse il centrodestra, la Lega conquistò quasi 200 comuni e fece il pieno di preferenze (31.256), che a livello provinciale furono complessivamente 121.462.

Domenica e lunedì, invece, ai seggi è andato solo 45,33% degli aventi diritto, il 30% in meno rispetto a cinque anni fa. Al voto hanno partecipato solo 448.353 bresciani, ma hanno espresso ben 204.409 preferenze. Ha vinto ancora il centrodestra, ma la lista che ha raccolto più preferenze è il Partito Democratico (58.839 in tutto) spinto dal record personale del sindaco di Brescia, Emilio Del Bono, che da solo ne ha guadagnate 35.761, seguito da Miriam Cominelli, che ha comunque superato quota 10mila.

Dietro i numeri

La doppia preferenza di genere può spiegare in parte il significativo aumento di preferenze espresse in questa tornata elettorale a fronte del drastico calo dell’affluenza. Quella del 2018 fu la prima elezione regionale in Lombardia con questo sistema, stabilito per legge nell’ottica della promozione della parità di genere: si può esprimere la preferenza a due candidati, a patto che siano di sesso diverso, pena l’esclusione del secondo nome indicato sulla scheda.

Oggi il meccanismo della doppia preferenza di genere è sicuramente più oliato e può in parte spiegare i risultati di questa tornata.

Fattore territorio

C’è poi una questione geografica, che riguarda le valli. I comuni in cui si registra una percentuale più alta di affluenza (qui la mappa), si registra anche una percentuale più alta del rapporto tra voti validi e preferenze espresse (il calcolo vuole essere una misura della volontà degli elettori di sostenere uno o due candidati, dal momento che non è possibile sapere quanti nomi siano stati indicati su ciascuna scheda) sono infatti camuni, valtrumplini e valsabbini.

Incudine e Bienno, dove ha trionfato Forza Italia, hanno superato il 90% (96,75% Incudine, 90,65% Bienno), Vallio Terme e Agnosine l’80% (i partiti più votati sono stati rispettivamente Lega e Forza Italia), Temù, Cimbergo, Marmentino e Anfo il 75%.

Per contro, in pianura le preferenze espresse sul totale dei voti sono state nettamente più basse, come a Urago d’Oglio dove si sono fermate al 19%, o Alfianello e Pontevico che non sono andate oltre il 21%.

In Valle Camonica, che si è confermata il bacino dei consensi per la Lega nel Bresciano (qui la mappa), è ancor più evidente quanto gli elettori siano andati alle urne per sostenere il candidato forse ancor prima che il partito: rispetto alla media provinciale, infatti, l’affluenza nei comuni camuni è stata più alta, e se è vero che la Lega è stato il partito che ha preso più voti, ci sono parecchi paesi in cui il candidato più preferenziato è di un altro partito, in particolare Forza Italia. Nei comuni della media valle il nome più scritto sulle schede è stato quello di Massimo Maugeri, forzista ex sindaco di Bienno.

Strategie

Ancora, si possono leggere le diverse strategie da parte dei partiti. Lo si riscontra analizzando i risultati del Partito Democratico e di Fratelli d’Italia.

Il Pd è stato il partito più votato in 22 comuni, ma Del Bono - di cui si era fatto il nome per la corsa alla presidenza - è stato il più preferenziato tra tutti i candidati in corsa in almeno il doppio dei paesi; viceversa FdI, che ha conquistato più di un centinaio di comuni, vede primeggiare per preferenze i suoi candidati in meno della metà dei paesi in cui ha vinto la sua lista.

Il totale delle preferenze dice che il Pd ne conta 58.839 (erano 18.231 nel 2018), mentre Fratelli d’Italia 41.422 (erano 13.288 nella tornata precedente), ma mentre quelle dei dem sono concentrate fondamentalmente su due candidati, quelle di FdI sono molto più capillari sul territorio. La Lega, che tiene i suoi feudi, ha consolidato le preferenze del 2018: cinque anni fa ne raccolse 31.256, quest’anno poco più di 36mila.

Le curiosità

La forza di una presenza capillare sul territorio ha premiato anche Simona Tironi (FI), che sul fronte preferenze ha conquistato meno primi posti della compagna di partito Claudia Carzeri, ma nel complesso ne guadagnate di più, aggiudicandosi un posto in Consiglio. Carzeri che, al pari di Gabriele Barucco e Massimo Maugeri, ha fatto il pieno di preferenze soprattutto nei comuni a cui è più legata, come è chiaro che sia per la natura stessa del voto regionale e della composizione delle liste in gara.

Lo stesso principio vale per il neoeletto Massimo Vizzardi, sindaco di Chiari che sia nel suo comune che nel vicino Castrezzato primeggia tra i candidati; lui e Paolo Cerutti a Fiesse assegnano al Terzo Polo il primo posto per candidato più votato. Cerutti ha superato di un paio di voti Mariateresa Vivaldini, volto noto della politica bresciana. Legatissima alla Bassa, da cui proviene, per una sola preferenza è stata superata a Pontevico da Alessio Pesenti di Alleanza Verdi Sinistra, capace di attrarre più voti anche del compagno di coalizione Emilio Del Bono.

Icona Newsletter

@Buongiorno Brescia

La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato