Trentotto pozzi, tutti (o quasi) nella zona sud della città e tutti (anche quelli ad uso agricolo) infestati dal cromo della peggior specie, quello esavalente. Una storia, questa, che si ripete ormai da anni. Senza alcun miglioramento. Anzi: se da un lato per il capitolo cromo +6 i tecnici competenti (Arpa, Asl e Settore ambiente ed ecologia del Comune) individuano la sorgente in precisi e noti stabilimenti, dall'altro resta da capire la natura e l'origine delle altre due sostanze chimiche industriali di spicco, ovvero tetracloroetilene e tricoretilene.
A confermare valori di inquinamento tali da superare di gran lunga il limite stabilito dalla normativa come «accettabile nelle acque sotterranee» - situazione che vede protagonisti peraltro anche alcuni dei pozzi in capo ad A2A, già «blindati» - è l'ultima campagna di monitoraggio condotta dal Comune e dall'Agenzia regionale per l'ambiente. E la Loggia, stavolta, sceglie di diventare parte attiva: entro una settimana l'assessorato all'Ambiente stilerà un'ordinanza sul tema. In pratica si provvederà, a partire dalla prossima settimana, a un vero e proprio screening dei pozzi cittadini.
Numeri alla mano, i valori che emergono dallo studio variano di pozzo in pozzo, ma si parla comunque di cifre sconcertanti: si va dai 68,4 microgrammi di cromo +6 in via Nona (villaggio Sereno, sito Baratti) ai 90.170 microgrammi rilevati nel piezometro numero 3. Un caso a sé che apre a nuovi interrogativi è poi quello del pozzo agricolo Barbi di via Codignole, al civico 37. Qui il valore di cromo esavalente raggiunge i 200,1 microgrammi, mentre il totale si attesta sui 222,8.



