Ai timori esterni per una carenza di classe dirigente rispondono schierandosi uno accanto all’altro e dicendo: «Come vedete, questa è una grande bugia». Dietro di loro, la bandiera di partito e i due manifesti elettorali: quello col simbolo che chiedono di sbarrare il 25 settembre e quello con la gigantografia di Giorgia Meloni, la leader che è riuscita nell’impresa impossibile («dieci anni fa, questi numeri nei sondaggi erano inimmaginabili» certifica il senatore Gianpietro Maffoni): portare Fratelli d’Italia nell’Olimpo del consenso, primo partito a quota 25,8 secondo le proiezioni Swg di ieri.
L’esercito di Fratelli d’Italia è in marcia verso il parlamento, con numeri che faranno verosimilmente triplicare la rappresentanza del partito: «Ci stiamo meritando questi risultati - sottolinea Maffoni -, abbiamo convinto l’elettorato, anche coloro che all’inizio ci snobbavano o ci evitavano durante i banchetti». Come? La spiegazione parla di «valori». Quali, li elenca il più giovane candidato del partito, Paolo Inselvini, che con orgoglio scandisce le parole chiave del vocabolario di FdI: «Dio, patria e famiglia».
Forza di governo
L’occasione per sfilare sul red carpet della sede di piazzale Corvi è quella della presentazione dei candidati schierati nei collegi di Brescia. I volti di casa nostra non sfoderano promesse faraoniche ma puntano tutto sulla serietà, come a dire: metteteci alla prova, abbiamo dimostrato coerenza.
«La nostra - rimarca Giangiacomo Calovini, consigliere in Loggia - è una lista eterogenea che intreccia anche competenze differenti e il partito, che sta andando verso il 25%, si sta candidando a essere forza di governo in una situazione e in un contesto difficilissimi, quasi da tempesta perfetta: la affronteremo con impegno e con grande passione». Cristina Almici, ex sindaco di Bagnolo Mella, punta tutto sulla sua esperienza da amministratore: «Vengo dal territorio e il mio impegno sarà quello di sostenere i Comuni e gli amministratori portando le istanze bresciane a Roma». Due gli ambiti di punta, «l’ambiente e le imprese», e una convinzione: «Meloni è l’unica che può fare cambiare direzione al nostro Paese».
Il discorso di Gianpietro Maffoni è il più sentimentale: «Quest’anno si festeggiano i dieci anni di FdI e io ci sono dal primo momento. Il partito è cresciuto piano piano e il merito è di una grande leader: Meloni ha creduto in questo progetto dal principio e noi insieme a lei abbiamo intrapreso la strada più difficile». Per questo sottolinea che «ci stiamo meritando i risultati». Il senatore non si fa porre la domanda del suo piazzamento al quarto posto della lista, anticipa la risposta: «Io sono uomo di partito, lavorerò più che posso fino all’ultimo momento».

I valori
Il tenore è stato ordinato, misurato, istituzionale, ben lontano dai toni da opposizione. A rompere il ghiaccio del «profilo governativo» è però Paolo Inselvini, responsabile regionale di Gioventù nazionale, che guardando la platea declama quel che tutti condividono (e lo certificano gli applausi) apertis verbis: «Io rappresento tutti quei ragazzi, quei militanti che giorno e notte si spendono per il partito, nell’ombra, che nel buio della notte o nei mercati stanno servendo il partito. E non esiste una parola più bella di "servire". Sono fiero di servire la mia patria. Sono qui a rappresentare una generazione di giovani diversa: quella di tanti ragazzi che si rimboccano le maniche e che hanno ancora dei valori, non vogliamo la mancetta di Stato o restare a casa a fumare canne. Noi vogliamo lavorare e costruire una famiglia perché crediamo, e non abbiamo vergogna a dirlo, nella visione spirituale della vita e quindi Dio, patria e famiglia: tre principi cardine che non abbiamo paura ad affermare, come abbiamo chiarito anche nel Giorno della Memoria. Siamo pronti a imbracciare le armi metaforiche di questa sfida».
I candidati non bresciani
Due i candidati non di casa a Brescia, entrambi presenti all’appuntamento di ieri. Luca Sbardella è vicepresidente dell’organizzazione del partito ed è «il meno bresciano di tutti, ma cercherò di studiare» dice. Quindi, l’on. Paola Frassinetti, vicepresidente della Commissione cultura e istruzione alla Camera, che premette: «Conosco bene Brescia». L’impegno per lei è di lavorare su tre priorità e la prima è un grande must: «Attenzione alle piccole e medie imprese, con l’abbassamento delle tasse», quindi «l’adeguamento degli stipendi degli insegnanti e più borse di studio».
Infine, due temi finora schivati dalla campagna elettorale: le case popolari e le baby gang, entrambi filoni etichettati sotto il capitolo «sicurezza» per «fare fronte al degrado». La frase conclusiva è ad effetto e riparte dallo slogan elettorale scelto da FdI: «Noi siamo pronti. E speriamo che lo siano anche i nostri elettori». A testarlo, non sarà però personalmente Giorgia Meloni, che non farà tappa a Brescia, anche se per martedì 20, in piazza Mercato, FdI sta organizzando «il tour dei patrioti».
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