Parto d’urgenza in Rianimazione: salvi la madre e i gemelli prematuri

La donna malata di Covid a marzo ha dato alla luce al Civile due bambini. Ora stanno tutti bene
I fratellini gemelli Usman e Zajan - © www.giornaledibrescia.it
I fratellini gemelli Usman e Zajan - © www.giornaledibrescia.it
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Hanno cinque mesi, ma ne avrebbero dovuti avere solo due se non fossero nati in anticipo di quattordici settimane e in circostanze drammatiche. Vite a rischio, le loro. Come quella della loro mamma affetta da Covid che, eccezionalmente, ha partorito direttamente in Rianimazione al Civile.

«Credo che sia accaduto un paio di volte in tutto nella storia del nostro ospedale» racconta la ginecologa Adriana Valcamonico che ha assistito la madre insieme a Daniela Vecchiati, responsabile della Prima Terapia intensiva e Francesco Risso, direttore della Neonatologia e Terapia intensiva neonatale. L’elenco sarebbe molto più lungo, perché la differenza, sostanziale, è stata fatta proprio da un grande lavoro di équipe e dalla disponibilità di tutti: non c’era tempo da perdere, quella mattina alle sei quando le condizioni cliniche della signora Bareera sono precipitate.

«Avevamo messo in conto che potesse accadere, tanto che accanto al letto della rianimazione avevamo già posizionato le culle termiche per i gemellini» racconta Valcamonico.

La signora Bareera vive a Rovato, insieme al marito Adnan e al loro primogenito di cinque anni. I primi mesi della gravidanza gemellare sono trascorsi senza problemi particolari. Poi, il respiro si è fatto corto e affannoso tant’è che la coppia ha deciso di rivolgersi al Pronto soccorso del Civile dove alla futura mamma viene diagnosticata la positività al Covid. Era l’8 marzo e il quadro clinico si presentava complesso, ma non tale da far propendere verso un parto cesareo immediato.

Il racconto

«I medici mi hanno spiegato che avrebbero rinviato il più possibile il parto per permettere ai bambini di crescere ancora un pochino anche se, nel frattempo, è stata diagnosticata anche una stenosi mitralica molto grave che mia moglie non sapeva di avere». Il marito racconta quelle ore che hanno preceduto l’emergenza. «Non pensavo fosse così grave. No, non avevo messo in conto che Bareera potesse morire, o che potessero morire i bambini.

Come si può decidere se salvare una mamma o i suoi figli? Come si può scegliere? Stavo vivendo un incubo: lei gravissima in Rianimazione e il piccolo Umar a casa che si aspettava una sorellina o un fratellino e ancora non sapeva che ne sarebbero nati due insieme e, ovviamente nemmeno, che rischiava di rimanere solo. Ho pregato, ho pregato tanto. Non mi rimaneva altro che pregare».

Ora che la mamma sta bene e i bimbi pure, Adnan ripercorre quei giorni e quelle ore in cui gli sembrava «di aver imboccato una strada in una notte di nebbia fitta». «L’équipe ha deciso cosa fare e non ha perso tempo: sono stati bravissimi». Lo ripete, come se davanti a lui ci fosse tutto il gruppo di medici, caposala e infermieri che hanno aiutato sua moglie, compresi i cardiologi e i cardiochirurghi che nel pomeriggio di quell’undici marzo le hanno impiantato una valvola plastica. Intanto, i gemellini erano già stati trasferiti nella Terapia intensiva neonatale. Usman pesava 600 grammi ed oggi pesa 3,7 chili; Zajan pesava otto etti ed oggi supera i quattro chili.

L’incontro

Dopo un mese circa il primo incontro tra mamma e gemellini. Un momento di intensità emotiva assoluta. A raccontarlo è il padre, che parla benissimo italiano, mentre la donna ancora fatica. «Erano piccolissimi, pieni di tubicini nella loro culla speciale: non è stato facile per i medici convincere mia moglie che non era colpa sua se i bambini erano nati prematuri. Piangeva. È stato straziante».

L’incontro è stato un momento straordinario per tutti. Lo ricorda anche Francesco Risso: «Eravamo tutti commossi: ci siamo presi cura dei bambini sapendo che la madre era in Rianimazione, in gravi condizioni. Possiamo raccontare questa storia, che ha avuto un esito positivo, proprio perché in quelle ore frenetiche almeno una ventina di professionisti si è messa in gioco, insieme.

E questo è il vantaggio di trovarsi in un ospedale in cui ci sono tutte le condizioni per poter affrontare casi eccezionali come quello della giovane donna. Sono pochi gli ospedali che hanno tutto all’interno delle stesse mura per poter intervenire in caso di emergenza e salvare mamma e bambino. Tra quello che c’è, e non è secondario, anche la possibilità di nutrire i piccoli con il latte donato da altre mamme e conservato nella Banca del Latte umano».

Al Civile nascono mediamente cento bambini prematuri all’anno con un peso al di sotto del chilo e mezzo. Tra i temi di discussione, in merito ai nati prematuri, è il calcolo dell’età: con quella corretta si intende l’età che il bambino avrebbe se fosse nato a termine cioè in 40 settimane gestazionali. Dunque, secondo l’età corretta i nostri gemellini Usman e Zajan dovrebbero compiere due mesi il 14 agosto. Invece, in base all’età cronologica o anagrafica, che è quella conteggiata dalla nascita, compirebbero cinque mesi giovedì 11 agosto.

«Non possiamo ignorare queste considerazioni perché ci permettono di osservare e valutare le reali capacità del bambino in funzione ai diversi ambiti di sviluppo - spiega Risso-. Ad esempio, penso alla scuola, non possiamo chiedere ad un bimbo nato pretermine di 12 mesi di età cronologica, di avere le stesse competenze di un nato a termine. Non è possibile cancellare i mesi di maturazione che avrebbe dovuto trascorrere nella pancia della mamma».

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