Brescia e Hinterland

Paola Dora: «Spero mi ascoltino presto sul caso Anidra»

La psicologa si dice pronta a raccontare una verità diversa da quella fin qui uscita
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Immerso nel verde, il centro olistico di Anidra a Borzonasca in Liguria
Immerso nel verde, il centro olistico di Anidra a Borzonasca in Liguria

Il 16 aprile 2025 la Corte d’assise d’appello di Milano ha assolto il medico bresciano Paolo Oneda perché il fatto non sussiste.

Vorrebbe parlare e fa fatica a trattenersi. «I miei avvocati mi hanno detto che in questa fase è meglio rimanere in silenzio, ma spero che gli inquirenti mi ascoltino molto presto. Prima possibile». Una settimana dopo l’inizio di quello che definisce «un incubo che il sistema mediatico rende ancora più difficile da affrontare» Paola Dora sta raccogliendo documenti, messaggi, mail che «porterò per dimostrare che le cose non sono andate come è stato detto».

La psicologa bresciana finita nell’inchiesta sul Centro Anidra, la struttura olistica in provincia di Genova in cui è vicepresidente, è ben consapevole delle accuse pesanti mosse nei suoi confronti dalla Procura ligure che l’ha iscritta nel registro degli indagati per concorso in violenza sessuale e circonvenzione di incapace con il fidanzato medico Paolo Oneda, chirurgo all’ospedale di Manerbio e sospeso dall’ordine dei medici di Brescia, e il santone Paolo Bendinelli, fondatore della struttura al centro dell’inchiesta. I due uomini sono in carcere da martedì scorso per omicidio volontario con dolo eventuale per la morte della 40enne Roberta Rapetto, ospite di Anidra alla quale due anni prima del decesso avvenuto ad ottobre scorso per tumore diffuso, asportarono un neo sulla schiena, senza anestesia, non in ospedale ma su un tavolo da cucina della struttura di Borzonasca e soprattutto senza poi sottoporre la donna ad esame istologico. «Io c’ero quando Roberta è stata male e racconterò la verità che non è quella che è uscita» spiega all’esterno dal suo studio in città che è anche la sede distaccata del Centro Anidra.

Secondo gli inquirenti Oneda, una settimana prima della morte di Roberta, avrebbe detto alla 40enne che la situazione non era grave e che comunque sei giorni dopo l’avrebbe portata in ospedale a Manerbio per una visita già prenotata. Consulto che il gip che ha firmato l’arresto del chirurgo, ritiene non essere mai stato fissato.

«La visita invece è stata fissata. Lo dimostreremo» spiega la psicologa. A puntare il dito contro di lei è stata la famiglia di una ragazza bresciana che ha iniziato a frequentare Anidra ancora da minorenne e che ha raccontato ai carabinieri di pratiche sessuali di gruppo che si sarebbero svolte dopo i seminari.

«Alla presenza di Bendinelli, Oneda e della Dora» si legge in ordinanza dove viene spiegato che tra i partecipanti c’erano «persone fragili ed in difficoltà». E quindi facilmente manipolabili. «Quando ho detto alla ragazza bresciana di raccontare a casa che erano solo fantasie sessuali non mi riferivo a quel periodo, ma ad un’altra vicenda di sette mesi prima e lo dimostrerò portando gli scambi di messaggi» spiega la psicologa. «Ma non posso dire di più. O meglio, vorrei ma devo aspettare».

Aggiornamento

La dott.ssa Paola Dora è stata assolta da ogni imputazione sia in primo che in secondo grado.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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